TUTELA E VALORIZZAZIONE DELLE SORGENTI MINERALI DI MIGLIONICO (MT) NELLA PROSPETTIVA DELLO SVILUPPO TURISTICO DELLA ZONA
di MICHELE MAGGIORE* - MARCO PESOLA
(*) Docente nell'Istituto di Geologia e Paleontologia dell'Università degli Studi di Bari, figlio di un nostro conterraneo

FOME PAGE - MAIL

1.PREMESSA
Miglionico, centro agricolo della Basilicata situato a pochi chilometri di distanza da Matera, cui è collegato da una strada a scorrimento veloce che l'avvicina ancora più alla Puglia e alla fascia industriale basentana, E' una località di rilevante interesse turistico. Cittadina ricca di storia, Miglionico sorge a m 466 s.l.m., sulla via Appia, al centro di una zona in cui sono emerse tracce di civiltà diverse, succedutesi nel corso dei secoli sin da quelle greco-romane, come testimoniato dai numerosi reperti archeologici venuti alla luce nelle necropoli disseminate in diverse contrade, quali Timmari, Fontana Fabbricata e Pian dell'Oste. Nel Medio Evo fu eretto il Castello poi detto della Congiura dei Baroni, che integra le opere di difesa costituite da antiche e turrite mura. Opere d'arte di rilevante interesse sono inoltre custodite nella Chiesa Santa Maria Maggiore, attualmente in restauro, e in S. Maria delle Grazie. Dalle balconate che interrompono a tratti le mura, si gode un bel panorama costituito dal variegato mosaico di antiche masserie disseminate nella pittoresca cornice del Lago di 5. Giuliano, grande invaso artificiale sul F. Bradano, creato per l'irrigazione della piana metapontina. Nel contesto della valorizzazione di queste bellezze paesaggistiche, artistiche e culturali, si inquadra il presente studio sulle sorgenti mine-rali che sgorgano in pi— punti sui versanti dei principali rilievi,note sin dall'antichità per le loro proprietà terapeutiche. Alcune di queste, inoltre, captate in maniera rudimentale, sono state utilizzate, e lo sono tuttora, sia per uso potabile che irriguo.

Al fine di salvaguardare questo patrimonio idrico, non ancora adeguatamente sfruttatononostante le potenziali possibilità, è stato effettuato uno studio idrogeologico che ha permesso di evidenziare le caratteristiche chimico-fisiche e batteriologiche delle acque delle sorgenti più cospicue, la loro probabile genesi in relazione alla situazione idrogeologica locale e le possibili proprietà terapeutiche.   Questo studio preliminare evidenzia la necessità di predisporre un adeguato piano di interventi, fra cui la realizzazione di efficaci opere di presa e di protezione da eventuali inquinamenti, per la tutela e la valorizzazione delle sorgenti minerali del territorio di Miglionico, nel quadro dello sviluppo turistico di questa interessante zona della Basilicata.

2.GEOLOGIA DELLA ZONA
Qui di seguito si riportano in sintesi i caratteri litostratigrafici delle formazioni affioranti nell'area e si accenna brevemente alle caratteristiche di permeabilità di tali terreni. Per l'età e la denominazione delle formazioni si fa riferimento ai Fogli 200 "Tricarico" e 201 "Matera" della Carta geologica d'Italia [7-8] e alle relative Note illustrative [1-2] a cui si rimanda per ogni notizia di carattere geologico più generale.

Nell'area affiorano estesamente i depositi marini del ciclo sedimentario plio-pleistocenico della Fossa bradanica, che giacciono in trasgressione sul substrato calcareo murgiano.

I "Calcari delle Murge" sono localmente rappresentanti dal "Calcare di Altamura", del Cretaceo superiore, che affiora nella parte nord-orientale dell'area, in località  "Tre Confini". Trattasi di calcari e calari dolomitici, prevalentemente detritici e a grana fine, di colore grigo-biancastro, in strati dello spessore variabile da m 0.50 a m 2, in vario grado fratturati e carsificati. Sul Calcare di Altamura poggiano in trasgressione, con discordanza angolare, le "Calcareniti di Gravina"  che rappresentano il termine più basso della successione del ciclo sedimentario della Fossa bradanica. Questa formazione, che affiora lungo le sponde del F. Bradano, a valle del Lago di S. Giuliano, è  costituita da calcareniti massicce di colore biancastro, fossilifere, a diverso grao di cementazione e porosità.  Sulle Calcareniti di Gravina, che hanno una potenza massima di 50-60 m, poggiano le "Argille subappenniniche", che affiorano estesamente nell'area in corrispondenza della parte inferiore e media dei versanti. Trattasi di limi e limi sabbiosi, fossiliferi, di colore gflgio-azzurro, con irregolari accenni di stratificazione caratterizzati dalla presenza di un elevato contenuto in carbonati (intornoal 30%); la fraziene psammitica non carbonatica appare costituitaessenzialmente da quarzo e feldspati, mentre i minerali argillosi sono rappresentati in prevalenza da illite e subordinatamente da montmorillonite.

Le Argille subappennine, che affiorano per uno spessore complessivo di circa m 300, sono praticamente impermeabili anche se presentano un certo grado di permeabilità in corrispondenza dei livelli stratigraficamente pià elevati, al passaggio con le sovrastanti  " Sabbie di Monte Marano". Tale passaggio avviene con continuità attraverso graduale sostituzione delle argille con le sabbie.

Le Sabbie di Monte Marano affiorano più estesamente nella parte alta dei rilievi, per uno spessore complessivo di 60-70 m. Si tratta di sabbie calcareo-quarzose, di colore grigio-giallastro a granulometria abbastanza uniforme e prevalentemente da media a fine; oltre al quarzo ed alla calcite sono anche presenti granuli di plagioclasi caolinizzati, miche, anfiboli e minerali opachi ferrosi. La stratificazione è soprattutto evidente laddove sono presenti livelli ben cementati dello spessore variabile da pochi centimetri a qualche decimetro. Le Sabbie di Monte Marano sono da mediamente a molto permeabili e la sovrapposizione stratigrafica di questa unità sulle argille impermeabili, determina condizioni favorevoli all'esistenza di un acquifero sotterraneo. La presenza nell'ambito delle sabbie di orizzonti di materiale più  fine conferisce a luoghi alla formazione un minor grado di permeabilità  che determina delle irregolarità nella morfologia della superficie piezometrica della falda e nella modalità di deflusso delle acque.

Il "Conglomerato di Jrsina " rappresenta il termine di chiusura del ciclo sedimentario della Fossa bradanica ed affiora in corrispondenza delle parti sommitali dei rilievi. Il Conglomerato d'Irsina è costituito da ciottoli poligenici di piccole dimensioni, sempre abbastanza bene arrotondati, compresi in una matrice sabbiosa rossastra, prevalentemente quarzoso-micacea. Il grado di cementazioneè generalmente piuttosto basso; solo a luoghi si rinvengono livelli ben cementati di spessore non superiore ai 2-3 m. Gli affioramenti di tali terreni, permeabili per porosità ed a forte capacità di assorbimento, corrispondono alle principali aree di alimentazione delle locali falde idriche. Lo spessore massimo affiorante del Conglomerato d'Irsina non supera localmente i 40 m.

Nella zona sono inoltre presenti, a varie quote, in corrispondenza della parte bassa dei versanti, lembi di antichi depositi terrazzati e, lungo gli alvei dei corsi d'acqua, depositi alluvionali recenti ed attuali. Nella parte medio-superiore dei versanti si rinvengono infine, in più tratti, accumuli di vecchie frane attualmente stabilizzate. Tali accumuli, anche se rielaborati dall'erosione, possono superare anche lo spessore di 6-8 m e sono particolarmente estesi sui fianchi del rilievo su cui sorge l'abitato di Miglionico.

Dal punto di vista tettonico, i calcari del Cretaceo appaiono blandamente piegati ed interessati da faglie di tipo distensivo, variamente orientate e in genere con rigetti di pochi metri. I terrenipliopleistocenici del ciclo sedimentario della Fossa bradanica presentano invece giacitura suborizzontale. Tale assetto conferisce alla sommità dei rilievi una forma tabulare; la superficie terminale corrisponde alla superficie di colmamento della regressione calabriana e si rinviene, per il generale sollevamento posicalabriano dell'area, a quote comprese tra i 450 e i 500 m. A causa della diversa natura litologica dei terreni, i versanti mostrano una variazione dell'inclinazione da porsi in relazione con fenomeni di erosione differenziata.

L'abitato di Miglionico sorge alla quota massima di m 466,80 in corrispondenza di un costone sabbioso-conglomeratico che degrada ovunque bruscamente con pareti subverticali incise da canaloni piut-tosto profondi; più  a valle, dove affiorano le argille, il pendio diventa più dolce ed il reticolo idrografico ben sviluppato e ramificato con  forme di tipo calanchivo.

I corsi d'acqua della zona sono alimentati oltre che dalle precipitazioni atmosferiche, nella maggior parte periodiche e stagionali, anche da acque di falda che in alcuni punti, per la presenza di profonde incisioni del reticolo vallivo, vengono a giorno costituendo sorgenti.

3. - CARATTERI CLIMATOLOGICI
Come risulta dai dati termopluviometrici riportati nella tabella 1 e come del resto consegue dalla posizione geografica e topografica della zona, il clima è  temperato, di tipo mediterraneo, con piogge presenti in tutto l'anno ma concentrate nel semestre autunno-inverno. I climogrammi indicano inoltre un "Tipo climatico collinare orientale" [6] con un valore di pioggia annua, relativamente al cinquantennio 1921-1970 [10-11], di mm 652, con un massimo di mm 1523 nel 1972 e un minimo di mm 390 nel 1948. I giorni piovosi sono in genere circa 60, distribuiti principalmente nel semestre autunno-inverno; il massimo mensile si registra in novembre e dicembre, mentre i mesi meno piovosi sono luglio e agosto. La stagione estiva è per lo più abbastanza secca con periodi di siccità della durata anche di 3 o 4 mesi, anche se alcune volte i temporali estivi, concentrati in pochi giorni, possono far raggiungere all'afflusso meteorico livelli elevati.

La temperatura media annua, ricavata sulla base dei dati registrati alla vicina stazione di Matera nel decennio 1925-34 [9] è di 16.5°C. Le temperature medie mensili sono comprese tra 7.0°C e 27.1°C, con valori massimi in luglio e minimi in gennaio e febbraio.

Dal confronto dei dati raccolti dal Servizio Idrografico con quelli direttamente rilevati nel periodo febbraio 1976-gennaio 1977 e riportati nei grafici della tabella 1, risulta evidente la atipicità del periodo oggetto di studio soprattutto per quanto riguarda l'andamento delle precipitazioni, molto più elevate della media e concentrate nei mesi normalmente poco piovosi, quali giugno e luglio. Inseguito si vedrà come questa anomalia abbia influenzato il regime delle sorgenti che hanno mantenuto costanti i valori di portata anche durante la stagione secca, impedendo cosi il calcolo di alcuni elementi idrologici fondamentali, quali il coefficiente di esaurimento ed il volume delle risorse regolatrici.

4. - SORGENTI
I punti d'acqua della zona di Miglionico sono numerosi e dispersi su tutta la superficie del territorio comunale. Le acque, di buone qualità organolettiche, sono state utilizzate sin dall'antichità per l'approvvigionamento idrico della popolazione locale, come testimoniato dall'esistenza nella zona di numerosi abbeveratoi, localmente denominati " fontane", come " Fontana del Duca", "Pampapano, "Mariglionna", "Fontana Lascarda" e  "Arcangelicchio". Trattasi in realtà nella maggior parte dei casi di pozzi o cisterne scavate o ricavate in caviTà naturali da cui l'acqua viene fatta defluire per troppo pieno.

Per ogni sorgente sono state determinate le condizioni geologiche della scaturigine ed eseguiti accertamenti idrologici. Nel presente lavoro si riportano solo i dati relativi alle sorgenti "Pila", " Fabbricata", " Elce ", "Cornicchio", "Monastero" e  "S. Biagio", sulle quali è stato possibile eseguire misure di portata per l'esistenza di opere di presa sia pure rudimentali. Ognuna di queste sorgenti, ad eccezione delle ultime due, è stata tenuta sotto controllo per un anno, dal febbraio 1976 al gennaio 1977, e sono state effettuate, con frequenza mensile, misure di portata e di temperatura dell'acqua e dell'aria; inoltre, sono stati prelevati periodicamente campioni per la determinazione in laboratorio delle principali caratteristiche chimico-fisiche e batteriologiche delle acque.

4.1. - Caratteristiche idrogeologiche
Le sorgenti rilevate possono essere considerate tutte di "strato con giacitura suborizzontale" secondo la classifica proposta da GORTANI (3) che, come è noto, tiene conto soprattutto dei fattori che sono causa diretta della scaturigine. Questo tipo di sorgente trova spiegazione nei caratteri geologici della zona, in cui si rinvengono termini permeabili (Sabbie di Monte Marano e Conglomerato d'Irsina) su sedimenti pelitici (Argille subappennine) praticamente impermeabili. La giacitura suborizzontale degli strati fa si che i punti di emergenza si trovino quasi tutti approssimativamente alla stessa quota in corrispondenza del contatto affiorante sabbieargille.

Circa il modo di scaturigine delle acque, non sempre sono stati individuati punti di emergenza ben definiti. Il tipo di scaturigine è infatti quasi sempre molto diffuso a causa della presenza di accumuli di frana, che sperdono in molti rivoli la iniziale unica emergenza (fig. 2). Questo crea dei problemi per la regolare captazione delle sorgenti specie quando, come e' avvenuto finora, le opere di presa sono realizzate in maniera molto rudimentale ed approssimata, senza la conoscenza delle modalità di scaturigine e delle principali caratteristiche idrogeologiche delle sorgenti. Una percentuale di acqua non quantizzabile ma certamente cospicua, viene così ad essere perduta come testimoniato dalla sorgente Pila, che nel 1929 aveva una portata di 0.17 1/sec, mentre dopo una captazione più razionale, sebbene non del tutto efficace, è aumentata del quintuplo, superando in molti mesi il litro al secondo. Va inoltre rilevato che alcune sorgenti della zona sono quasi del tutto scomparse a causa dei fenomeni franosi che ne hanno ostruito la scaturigine geologica, facendo disperdere le acque all'interno del detrito di frana. E' il caso di  "Fontana di Noce", al Km 3.2 della S.S. n. 176, e della " Fabbricata", situata ora più a valle e con una portata di gran lunga inferiore.

Nella tab. 2 è riportato l'elenco di tutte le sorgenti prese in considerazione con gli elementi geografici e idrologici che è stato possibile rilevare. L'esiguità delle portate (solo la sorgente Pila superai 1/sec) da attribuirsi, oltre che alla carenza di estesi bacini di alimentazione e al deflusso di tipo diffuso delle acque, soprattutto all'inadeguatezza delle attuali opere di presa che, oltre a disperderecospicue quantità di acqua, nella maggior parte dei casi non raggiungono la scaturigine geologica mascherata dalla presenza di accumuli detritici. Come si rileva dalla tabella 2, le sorgenti, in base alla portata di magra rientrano nella classe 60 e 70 di grandezza. L'indice di variabilità si mantiene per quasi tutte le sorgenti fra il 30% ed il 60% facendo rientrare le stesse nelle subvariabili.

N.

Denominazione

Latitud.

Longit.

Quota (m.)

Portata media l/s

Indice variab. Rv

Classe grandezza

T° C

Destinazione ed opere di presa

1

PILA

40°33'46"

40°02'57"

358

1.14

51.5%

6a

15.8

Potabile, abbeveratorio, irriguo. Bottino in calcestruzzo

2

CORNICCHIO

40°33'44"

4°02'03"

370

0.236

33.9%

6a

15.0

Potabile, abbeveratorio. Bottino in pietra

3

FABBRICATA

40°34'16"

4°03'04"

375

0.066

60.0%

7a

13.4

Potabile, abbeveratorio. Bottino in pietra

4

MONASTERO

40°34'11"

4°03'00"

425

0.097

-

7a

13.8

Potabile, rudimentale con tubazione

5

ELBE

40°34'17"

4°00'55"

360

0.108

61.9%

7a

13.1

Potabile, abbeveratorio. Bottino in pietra

6

S. BIAGIO

40°32'49"

4°04'47"

405

0.04

-

7a

11.7

Potabile, rudimentale con tubazione

Tab. 2 - Quadro sinottico delle sorgenti di Miglionico (MT)

La temperatura, come si rileva dalla tabella 3, si mantiene costante per alcune scaturigini (escursione annua inferiore ai 2 .5°C) mentre presenta una certa variazione per altre, sia pure contenuta in 5-6°C nell'anno, da attribuirsi probabilmente alla maggiore superficialità dei percorsi seguiti dalle acque di queste ultime.

Le precipitazioni, come accennato in precedenza, hanno caratterizzato in maniera anomala l'anno di osservazione per cui i dati risultano di difficile interpretazione e non consentono di trarre sicure  conclusioni circa l'influenza degli afflussi meteorici sulla portata delle sorgenti. D'altro canto va tenuto presente che una grossa aliquota delle precipitazioni estive, molto cospicue nel 1976, è andata perduta per evaporazione a causa dell'elevata temperatura esterna. E' da rilevare, infine, per una corretta interpretazione dei diagrammi della tabella 3, che le misure sono state effettuate negli ultimi giorni del mese; si tratta quindi di valori puntuali, mentre l'istogramma delle precipitazioni indica il totale mensile degli afflussi con il numero dei giorni piovosi.

4.2. - Descrizione delle sorgenti principali

PILA

La sorgente Pila è situata alle porte di Miglionico, alla quota di 358 m, sul versante sud del rilievo Sorgente Pila sul quale sorge l'abitato; oltre ad essere la scaturigine più  cospicua, rappresenta l'unico esempio di sorgente captata con una vera e propria opera di presa. Questa consta di un bottino in calcestruzzo e di una vasca di decantazione dalla quale si dipartono due derivazioni che, dieci metri più in basso, alimentano un lavatoio, in apposita costruzione al coperto del 1936, ed una fontana pubblica per uso potabile ed abbeveratoio.

La sorgente Pila ha una portata che va da un minimo di 0.85 1/sec. ad un massimo di 1.44 1/sec e pertanto rientra nella 60 classe di grandezza; per quanto riguarda il regime è  una subvariabile con R~ del 51.5%.

Il confronto delle curve afflussi-efflussi (tabella 3) dimostra che, tranne un massimo anomalo nel mese di settembre, tutti i massimi e i minimi delle portate sono spostati di circa 30-50 giorni rispetto ai massimi e ai minimi delle precipitazioni. Questo fatto potrebbe essere indicativo di un acquifero abbastanza esteso da assorbire, con funzione di polmone, forti precipitazioni e dare nei mesi successivi, con il calo degli afflussi, un graduale ma costante aumento di portata. D'altro canto l'ipotesi di un acquifero piuttosto profondo sembra confermato dalla curva delle temperature che mostra un 'escursione massima di appena i .50C nell'anno.

Il terreno nei pressi della sorgente è costituito da detrito di frana ed è coltivato a canne ed orto con una vegetazione molto rigogliosa. Questo testimonia che una notevole quantità dell'acqua che scaturisce si disperde per inadeguatezza dell'opera di presa.

CORNICCHIO

La fonte Cornicchio si trova in sinistra del Vallone Porsaro, una Sorgente Cornicchio cinquantina di metri più a valle della 5.5. n. 7 Appia, alla quota di m 370.

L'opera di presa, molto rudimentale, è costituita da un bottino in pietra nel quale pesca un tubo da cui scaturisce una portata media di 0.236 1/sec, con un minimo di 0.20 1/sec. Questa sorgente, utilizzata come abbeveratoio e lavatoio, rientra nella 60 classe di grandezza della classifica di Meinzer; pur rientrando nelle "subvariabili" (R~ = 33.9%) è comunque molto vicina al limite con le " costanti".

Le curve afflussi-efflussi si corrispondono sufficientemente così come gli andamenti della temperatura dell'aria e dell'acqua, che presenta una escursione di 2.50C nell'anno. Questa circostanza può far pensare ad un percorso delle acque non eccessivamente profonde ma i dati a disposizione non permettono di accertarlo con sicurezza.

FABBRICATA

Si trova sul versante nord del rilievo su cui sorge l'abitato di Miglionico, in destra del F. Bradano Sorgente Fabbricata in località " Fosso sotto il Monastero" alla quota di m 375. E' utilizzata per uso potabile ed abbeveratoio.

L'opera di presa è rudimentale, in pietra, con un tubo da cui scaturisce una portata minima di 0.05 1/sec. Questa sorgente appartiene pertanto alla 7 classe di grandezza e rientra nelle " subvariabili", essendo l'indice di variabilità del 60%.

La corrispondenza delle curve afflussi-efflussi e l'escursione termica annua piuttosto elevata (dell'ordine di 50C) fanno pensare ad un percorso piuttosto breve e superficiale delle acque.

FONTE ELCE

E' situata alla quota di m 360 in destra del F. Bradano, in corrispondenza Sorgente Elce del Km 550 della 5.5. n. 7 Appia, in contrada Elce. La scaturigine, di tipo diffuso, è evidenziata da una fitta vegetazione che testimonia la dispersione dell'acqua per la presenza di un'estesa coltre detritica. Alcune cisterne rudimentali, in pietra, tra cui una datata 1951, situate a diverse altezze, testimoniano le variazioni subite nel tempo dall'emergenza d‚lla superficie piezometrica della falda a seguito dei fenomeni franosi che hanno interessato a più riprese il versante.

Questa sorgente, essendo la portata minima di 0.08 1/sec e l'indice di variabilità del 61,9%, appartiene alla 7 classe di grandezza ed è una " subvariabile". Dall'andamento delle curve precipitazioni-portate, sembra valido quanto affermato per la sorgente Pila, con un'influenza notevole della temperatura esterna, forse a causa dell'attraversamento da parte delle acque della coltre di detrito nella parte terminale del percorso.

4.3. - Considerazioni di carattere preliminare sulle caratteristiche chi-mico-~siche, batteriologiche e terapeutiche delle acque.

Si riportano qui di seguito alcuni dati essenziali sulle caratteristiche chimico-fisiche e betteriologiche delle acque.

Le acque, limpide, incolori, inodori, di buone qualità organolettiche, anche se con un sapore leggermente dolciastro, possono essere definite "minerali" avendo un residuo fisso a 180°C maggiore dell'1 %. Secondo la classificazione di MAROTTA e SICA sono acque bicarbonato-alcalino-terrose e bicarbonato-solfato-alcalino-terrose per l'abbondanza relativa degli ioni HCO3-, SO4-- e Ca++.

La composizione chimica rientra nei limiti per la potabilità. Inoltre l'assenza di nitriti, nitrati e ammoniaca ed i risultati delle analisi batteriologiche testimoniano la mancanza di contaminazione organica.

Il pH, con valori compresi fra 6.93 e 7.4, può essere considerato nei limiti della normalità. La conducibilità elettrica, che è funzione della mineralizzazione avvenuta durante l'attraversamento delle rocce, presenta valori variabili dai 2250µ S/cm della Pila ai 1100µ S/cm di Fonte Elce, a conferma che la circolazione delle acque avviene in rocce costituite da minerali abbastanza solubfli.

La durezza totale, come grado idrotimetrico francese, varia da 45 a 76° F (acque da dure a molto dure), un valore elevato che testimonia l'esistenza di un acquifero ricco di carbonati di Ca e Mg. Infatti le Sabbie di Monte Marano ed il Conglomerato d'Irsina, oltre ad essere costituiti da granuli e ciottoli prevalentemente calcarei, sono spesso ben cementate, ed il legante è costituito da carbonato di calcio. Il cemento, che si trova altresì in corrispondenza delle fessure, viene cosi facilmente disciolto dalle acque di percolazione che si arricchiscono di ione Ca. La presenza infine di Mg e SiO2 è dovuta probabilmente ai minerali argillosi della frazione pelitica delle rocce serbatoio. Da quanto esposto si rileva che i dati chimico-fisici sembrano confermare le ipotesi di carattere geologico sul percorso delle acque formulate in precedenza.

L'esame batteriologico (1) dei campioni d'acqua delle sorgenti prese in esame, permette di ritenere tali acque batteriologicamente pure. Come si rileva dalla tabella 4, la carica batterica totale, sviluppata in coltura a 37° C, è risultata essere di molto inferiore ai limiti di tollerabilità previsti per un'acqua potabile e la colimetria non ha mai superato i 5 E. Coli/l  (Le analisi batteriologiche sono state effettuate dal prof. IATTA dell'Istituto di Igiene dell'Università di Bari).

SORGENTE

CARICA BATTERICA TOTALE

COLIMETRIA

Pila

10 germi / ml

Nulla

Cornicchio

20 germi / ml

4 E. Coli / 1

Fabbricata

20 germi / ml

Nulla

Elce

40 germi / ml

5 E. Coli / 1

Per quanto riguarda le proprietà terapeutiche, queste acque, bicarbonato-alcalino-terrose, sono indicate, secondo MESSINI e Di LOL LO [5], soprattutto per la cura delle malattie del fegato e dell'iperacidità di stomaco. Queste considerazioni trovano conferma anche dall'uso che tradizionalmente la popolazione fa di queste acque.

5. CONCLUSIONI
Le indagini svolte consentono di trarre delle indicazioni di massima circa le potenziali possibilità del patrimonio idrico del territorio di Miglionico e di fornire utili orientamenti per la redazione di un organico piano di interventi volto a tutelare e valorizzare tali risorse.

L'accertamento dei caratteri idrogeologici fondamentali delle principali sorgenti e soprattutto l'esito delle analisi chimico-fisiche e batteriologiche sulla potabilità e sulle proprietà terapeutiche delle acque, evidenziano l'opportunità di uno sfruttamento più idoneo ed efficace attraverso la realizzazione di opere di captazione più razionali. D'altro canto, lo sviluppo di una zona a vocazione agricola come quella di Miglionico, non può non essere legato alla disponibilità di acqua, motore primario per una agricoltura prospera. Una captazione razionale delle sorgenti tornerebbe, inoltre, a beneficio della stabilità dei versanti, in quanto il drenaggio dell'acqua eliminerebbe una causa determinante dei fenomeni di dissesto, molto diffusi nella zona.

Va rilevata, infine, la necessità, per la salvaguardia di tali risorse, di porre sotto vincolo idrogeologico le zone direttamente interessate dal percorso delle acque ed in particolare di porre freno all'irregolare sviluppo edilizio, favorito da un piano di fabbricazione che tiene poco conto dei valori artistici e paesaggistici della zona.

Le ipotesi avanzate ed i dati raccolti nel presente studio, pur essendo abbastanza significativi, per il loro carattere di preliminarietà sono suscettibili di ulteriori approfondimenti e precisazioni che potranno essere oggetto di studi futuri.

RIASSUNTO

Vengono riportati i risultati preliminari di uno studio idrogeologico eseguito sulle sorgenti del territorio di Miglionico (MT), centro collinare della Basilicata situato in posizione panoramica sul Lago di S. Giuliano. L'abitato sorge su un costone roccioso, alla base del quale sgorgano, in più punti, acque minerali bicarbonato-alcalino-terrose. Si tratta di sorgenti di strato che vengono a giorno al contatto delle Argille subappennine con i sovrastanti depositi sabbioso-conglomeratici (Sabbie di Monte Marano e Conglomerato di Irsina). Alla composizione chimica di questi depositi, che rappresentano i termini di chiusura del ciclo sedimentario pliopleistocenico della Fossa bradanica, è legata la mineralizzazione delle acque sorgive

Le sorgenti, se pure di modesta portata, rivestono notevole importanza in relazione alle scarse disponibilità idriche della zona ed anche per l'eventuale utilizzazione a scopi terapeutici.

Dai dati raccolti emerge la necessità della tutela e della valorizzazione di queste risorse idriche e l'opportunità che le autorità responsabili predispongano un organico piano di sfruttamento, nella prospettiva dello sviluppo turistico di una zona già di notevole interesse da un punto di vista storico, culturale e paesaggistico.

BIBLIOGRAFIA
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SERVIZIO IDROGRAFICO (1937): Le sorgenti italiane. Elenco e descrizione. Vol. V: Lucania. Ist. Pol. dello Stato, Roma.
SERVIZIO IDROGRAFICO (1956) - Precipitazioni medie mensili ed annue per il trentennio 1921-1950. Ist. Pol. dello Stato, Roma.
SERVIZIO IDEOGRAFICO - Precipitazioni medie mensili ed annue dal 1951 al 1970 e dal 1976 al 1977 al pluviometro di Miglionico. Dati inediti d'archivio della Sezione di Catanzaro.

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