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RICCARDO RICCARDI
La Gazzetta del Mezzogiorno
24 Agosto 2010
I contadini furono sobillati da politici e notabili contro la borghesia agraria liberale
L’eccidio dell'Agosto 1860
La rivolta di Matera: agonia dei Borbone

Matera: cartina storicaMatera. Dopo la capitolazione della città di Palermo ad opera dei garibaldini, Francesco II tentò di recuperare il consenso nei suoi riguardi con la concessione della Costituzione che tra i tanti vantaggi prometteva l’amnistia per i reati di lesa maestà. Con questo improduttivo gesto di clemenza il sovrano fece leva sul suo paternalismo filo popolare con il tentativo di contrapporre le masse rurali alla borghesia agraria che «al re di Napoli aveva preferito il re di Sardegna con l’aperto sostegno delle idee liberali». I funzionari borbonici materani, con la concessione dell’indulto, aizzarono i contadini alla ribellione, dichiarando persino che l’amnistia concedeva un’impunità di sei mesi durante i quali tutto era lecito fare per impadronirsi delle terre usurpate. Il conte Gattini, accortosi dei reali programmi degli agitatori, si rivolse alle autorità civili e militari cittadine, pregandole di prendere le giuste precauzioni sul suo conto. Era disposto, anche, a procedere all’accertamento dei confini del fondo Murgia ritenuto, in parte, usurpato al demanio pubblico. I contadini, esultanti per questa vittoria, chiesero che anche gli altri latifondisti, compreso il Vescovo, dichiarassero la stessa cosa. Questi chiaramente, allarmati e impauriti, chiesero protezione alla gendarmeria la quale, connivente con gli uomini fedeli ai Borbone, non solo declinò ogni responsabilità nei loro riguardi ma incoraggiò i ribelli ad appropriarsi delle terre. Molti furono i responsabili morali che contribuirono ad incendiare la sommossa ma l’intera macchinazione fu pilotata nei riguardi del conte Gattini, dal ricco possidente materano Gennaro De Miccolis il quale nutriva nei riguardi del suo concittadino un astio spiccato in quanto riteneva che avesse complottato la sua rimozione dall’incarico di Capo-Urbano ed, inoltre, avesse ostacolato la sua nomina a comandante della Guardia Nazionale.
Verso la fine di luglio 1860 l’agitazione popolare divenne sempre più aspra. Gli animi più radicali spinsero alle dimissioni il sindaco moderato Tommaso Giura Longo per eleggere il più radicale Giovanni Corazza il quale prometteva ai contadini e artigiani «la reintegra e la quotizzazione delle terre usurpate». Il primo atto di amministrazione del Corazza fu quello di nominare l’avvocato
Giovanbattista Matera di Miglionico, curatore degli interessi del Comune, gravitanti attorno alla complessa materia dei demani. Costui, infatti, si dette da fare a studiare i documenti del Gattini che non rilevavano, però, nessuna usurpazione dei demani comunali. Ma i contadini, ormai, certi delle loro istanze, non intendevano recedere dalle loro posizioni. Anche lo stesso Corazza non riuscì a frenare quell’onda di disprezzo nei riguardi delle antiche famiglie materane. I giorni più caldi iniziarono il 5 e 6 agosto. Si intensificarono i rapporti tra i contadini i quali in tendevano giungere ad una azione di forza. Il 7 agosto, infatti, non si recarono a lavoro dai loro datori di lavoro, per insorgere nei riguardi del conte Gattini il quale, resosi conto del precipitare degli eventi, pensò bene di allontanare la sua famiglia da Matera. Gli eventi precipitavano. A causa di alcune notizie false e tendenziose che giravano in città nei confronti del gentiluomo, una folla inferocita raggiunse l’antica magione dei Gattini, in piazza della Cattedrale. Alcuni dettero fuoco al portone del palazzo che, in un baleno, si propagò anche nel resto della possente fabbrica. Ma il Gattini, con alcuni ospiti, riuscì a domare le fiamme. Venne avvisata la Guardia Nazionale la quale, volutamente, non dette peso all’accaduto. All’alba dell’8 agosto i facinorosi avevano organizzato dei posti di blocco per impedire l’accesso dei contadini nelle campagne. Il Gattini, avvertito dell’assembramento, si dichiarò anche disponibile a cedere l’intero fondo Murgia con un rogito notarile. Riccardo Riccardi

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