GIACOMO AMATI

23 Aprile 2018

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Gabriele, il runner non vedente: "Mi guida la mano di mio figlio"

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MIGLIONICO. “Gabriele, il runner (corridore) non vedente. Mi guida la mano di mio figlio”. Corrono uniti da una cordicella. Gabriele Pianu, 60 anni, sardo di Oristano, ha perso la vista nel 1987 in un incidente sul lavoro: è rimasto sepolto da 40 quintali di legname nel laboratorio che aveva con il fratello a Milano. Dopo quindici giorni di coma mi hanno detto che non avrei visto più. Ha corso la prima maratona da non vedente nel 2007 a Roma, grazie a una guida. Ora lo assiste il figlio 33enne Andrea. “Da due anni – scrive Elvira Serra sul Corriere della Sera del 23 aprile 2018 – Gabriele ha una guida speciale: mi accompagna mio figlio Andrea. E’ lui che mi porta al lavoro (centralinista non vedente) e mi viene a prendere ed è con lui che faccio gli allenamenti tre volte alla settimana, oltre alle gare di domenica. Cordicella di un metro, asole ai polsi, è il giovane Pianu a dire al papà “destra”, “sinistra”, se deve sterzare di tanto. Quando ero piccolo – dice il figlio Andrea – papà non poteva venire a vedermi giocare a calcio e questo mi è mancato. Così per me correre insieme è una forma di compensazione, abbiamo trovato uno sport da condividere. E’ una cosa bellissima per un padre e figlio”. Adesso Gabriele Pianu ha un sogno: “Vorrei correre con Andrea la maratona di New York”.

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