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ANTONIO CENTONZE 
Il Quotidiano della Basilicata 
21 Novembre 2010

Il libro - Gabriele Scarcia “Di Roma- digressioni su arte, luoghi e personaggi di una Capitale insolita”
La mia terra non è lontana
(Leggi l'articolo dalla pagina de Il Quotidiano della Basilicata)
Miglionico. Nel panorama editoriale italiano da qualche settimana è approdato un libro di un lucano a Roma. “Di Roma - Digressioni su arte, luoghi e personaggi di una Capitale insolita” nasce da una rivisitazione inconsueta della capitale da parte dello scrittore miglionichese Gabriele Scarcia, già autore di diversi libri. E' lo stesso autore a darci una descrizione del suo ultimo lavoro letterario. Come nasce questo libro? «Una chiesa, un monumento, un documento in un archivio scovato in una metropoli multietnica come Roma e che mi portavano in Lucania, alle mie radici, mi appassionavano ed entusiasmavano. Ogni volta era come rivedere la propria immagine riflessa in uno specchio d'acqua, in terra, dopo una giornata di intensa pioggia». Un libro che parla di Basilicata ? «Naturalmente “si”. Naturalmente perché sembra naturale, come lo è stato per un'intera generazione di scrittori, tanto per Sinisgalli, come per Scotellaro, giusto per citare due personalità autorevoli, ritrovare o semplicemente imbattersi con la propria Terra d'origine, in una città, qualunque essa sia, che ci accoglie da forestieri ma che è altresì pronta a riservarci sorprese e coincidenze emozionanti. Una specie di riscatto ancestrale, attraverso l'incontro. Nel libro ci sono storie reali, concrete come quella dell'anarchico lucano, Passannante, che attentò alla vita di “Sua Maestà Umberto” e finì, post mortem, con i suoi resti mortali esposti in una vetrinetta di un museo criminologico della Capitale; come quella di Carlo Levi, lucano di adozione, che rivive in una fondazione romana come nella Basilicata contadina del suo messaggio pittorico. Non mancano nel testo, capolavori dell'arte indiscussi, come quelli berniniani o canoviani, così Gabriele Scarciaincombenti non solo in senso spaziale, ma anche in senso attrattivo, che suscitano rievocazioni, stabiliscono rimandi, disegnano imperscrutabili geometrie. Dieci capitoli che spaziano in tante direzioni non necessariamente legate alla Basilicata, anche per dare al lettore la possibilità di scegliere un percorso diversificato di lettura o per non fare del testo un itinerario univoco improntato sulla ricerca del legame con la propria Terra d'origine». Francesco Sisinni, un autorevole lucano a presentare il suo libro? «Un lucano ed un personaggio “insolito” al pari della Capitale. Un'altra eccellenza di Basilicata che si aggiunge alla tante nominate nel testo. È stata una singolare esperienza conoscerlo e frequentarlo, grazie al fatto di vivere a Roma. Sisinni è stato consulente di Aldo Moro, ha collaborato con Giovanni Spadolini alla creazione del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali per il quale ministero è stato per due decenni Direttore Generale, è attualmente docente universitario e da Giovanni Paolo II in persona, fu nominato Membro della Pontificia Commissione dei Beni Culturali della Chiesa nel mondo». In breve cosa vuol dirci con questo nuovo lavoro ? «Non è un vademecum, quanto piuttosto un libro di curiosità, di riletture di immagini, monumenti, personaggi che hanno a che fare con l'urbe. Un libro di impressioni, di sentimenti, un consiglio “culturale” per non sentirsi forestieri o invisibili in una collettività multirazziale sempre più in crescita e in un contesto urbano pregno di storia e di stratificazioni culturali. Una sorta di patentino per la città, qualunque essa sia visto che Roma può assurgere al ruolo di “paradigma”, dove si coniughi l'interesse con la voglia di scoprire e dove la vita non sia spesa solo per la casa e per il lavoro, quanto piuttosto per l'integrazione, per il gusto della scoperta, per il tempo libero, per l'arricchimento culturale, per l'ispessimento dello spirito ». Il testo è dedicato al grande giornalista Giovanni Russo. C'e' un motivo particolare? «Fu una delle prime personalità che frequentai appena trasferitomi a Roma. Salernitano, aveva studiato a Potenza dove aveva conosciuto Scotellaro. Giornalista storico del “Corriere della sera”era stato amico di Levi, di Pasolini, di Flaiano, di Fellini, di Pannunzio, di Moravia, di Montanelli e aveva vissuto la Roma di Via Veneto da testimone e da protagonista. Ultimo meridionalista, mi accordò subito amicizia, com'è del resto nell'indole di tutti le persone del Sud. Mi presentò personalità, mi arricchì culturalmente e ancor oggi è un punto di riferimento imprescindibile dal contesto romano. Uno Scarcia che racconta e porta a conoscenza uno spaccato di romanità nella sua terra lucana dopo aver portato la sua lucanità in una “insolita” capitale». Antonio Centonze

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