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Giacomo Amati

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GIACOMO AMATI

01 Ottobre 2014
 Miglionico
 E' cominciato il tradizionale rito della raccolta dell’uva
di Giacomo Amati

MIGLIONICO. Appuntamento con la vendemmia. Da alcuni giorni, ormai, nelle campagne dell’agro miglionichese è cominciato il tradizionale rito della raccolta dell’uva: un’attività lavorativa ricca di fascino, per certi aspetti, anche gioiosa, che affonda le sue radici nei tempi più remoti. Quest’anno, per la verità, il raccolto non è abbondante, ma è di buona qualità. Quali ne sono le ragioni? “Purtroppo,Nino Comanda l’andamento climatico in questi ultimi mesi – spiega Nino Comanda, ex capo diga in pensione di San Giuliano ed esperto vignaiolo – non è stato dei migliori, tanto da causare un calo, che si aggira intorno al 30%, della quantità dell’uva prodotta. In alcuni vigneti, per di più, s’è registrato l’attacco della peronospora che è il nemico più temibile dell’uva; è stata avvistata anche un'altra malattia, quella definita dello iodio”. In questi casi, cosa fanno i contadini per contrastare la diffusione di queste malattie? “Vengono utilizzate – precisa Comanda – alcune sostanze anticrittogamiche”. Ma, per difendere i vigneti dagli attacchi dei parassiti non si finisce, forse, col precludere la qualità dell’uva e del vino? “Nelle nostre contrade – afferma Comanda – è ancora diffusa la viticoltura biologica che esclude l’impiego di prodotti chimici, ma consente l’uso del rame e dello zolfo, quali elementi chimici che non incidono negativamente sulla qualità del prodotto. Del resto, i contadini hanno sempre operato così per difendere la vigna dal proliferare delle muffe”. Quali sono le zone dell’agro più adatte alla piantagione dei vitigni? “Certamente, sono quelle più collinari – spiega Comanda – ben assolate, con pendii ben esposti anche ai venti che rendono asciutti i terreni”. Sono molte le aziende produttrici dell’uva? “Sono parecchie - puntualizza l’esperto vignaiolo – ma, generalmente, sono di piccole dimensioni: i vigneti sono strutturati a ceppo (sono pochi, per la verità), a spalliera, a pergola (per l’uva da tavola) ed a tendoni”. Per ottenere il massimo della produzione dell’uva, quanti anni bisogna attendere? “La fase improduttiva – conclude Comanda – dura per lo più tre anni; dopo i primi cinque anni, solitamente, il vigneto comincia a produrre bene: fino all’età di 25 anni produce al massimo; poi, comincia un netto calo di produzione che si protrae per alcuni anni. Le varietà d’uva da vino di maggiore pregio che si coltivano nelle nostre contrade (Serre, Piano dell’Oste, Elce Pilieri, Pampapano e Conche) sono: la malvasia, il moscato, il sacrone, il pampanuto, il trebbiano, il primitivo e, in misura minore, anche l’aglianico”. Giacomo Amati

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