Giacomo Amati

GIACOMO AMATI

28.06.2016

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MIGLIONICO
Sono tutte in evidenza le poesie di Mimì Daddiego

MIGLIONICO. In prima pagina. Giusto così. Stanno tutte in evidenza nella copertina di “Miglionicoweb” le meravigliose poesie in dialetto miglionichese scritte dal poeta Mimì Daddiego. Il prof. Antonio Labriola le ha collocate in un’apposita rubrica, “L’Angolo della poesia”. Quest’ultima è richiamata, con un riquadro, anche nella colonna di sinistra. E’ il segnale che piacciono. Regalano emozioni. Fanno impazzire di nostalgia soprattutto i miglionichesi residenti sia nelle varie città italiane sia all’estero. Tanto di cappello a Mimì Daddiego! Ieri sera (lunedì, 27 giugno) ne sono state pubblicate altre quattro: “A Callar”, “U Pais Mi”, “A Staccia”, “Don Mario”. In esse ci sono pensieri e sentimenti. Ragione ed emozione si fondono al meglio. Sono poesie strepitose: si attaccano alla nostra pelle, a quella dei miglionichesi. Esprimono la nostra identità. Raccontano le nostre origini. Ci aiutano a capire la nostra storia. Nella poesia, “A Callar”, l’autore spiega che cosa avveniva nelle strade del nostro paese, alle prime ore del giorno, prima del “debutto” dei servizi igienici. Negli anni del dopo guerra e per i primi anni Sessanta, nelle abitazioni dei miglionichesi non esistevano ancora i bagni. Allora, andava in “onda” la cosiddetta “callara”, un motocarro che raccoglieva a bordo una sorta di “raccolta differenziata”, scrive opportunamente Daddiego. A quei tempi, non era semplice andare in bagno. Attraverso l’immagine di quel motocarro, Daddiego “fotografa” la storia della miseria e delle ristrettezze economiche. Condizioni, quest’ultime, che rispecchiavano quelle dell’Italia del dopo guerra. Obbiettivamente, non era facile indossare i panni del poeta per descrivere quelle immagini. Ma Daddiego se l’è cavata molto bene. Splendide, poi, sono le poesie “U Pais Mi” e la “Staccia”. Sono i “selfie” del nostro paese. Infine, la commovente poesia su “Don Mario”, la cui immagine viene così magistralmente descritta: “Dopp nu mes…tuttl’ vagnunappries a hidd. Pur l’ cumunist.. u volnbben”. Era appena trascorso un mese dal suo arrivo in paese (28 novembre 1965) e tutte le persone gli andavano dietro. Poesie da brivido. Degne di Trilussa. Giacomo Amati

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