Giacomo Amati

GIACOMO AMATI

5.04.2017

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MIGLIONICO
Due esposti-denuncia sulle ceneri dell'ex Materit di Ferrandina

MIGLIONICO. “Due esposti-denuncia sulle ceneri dell’ex Materit di Ferrandina. Il primo – scrive Piero Miolla su La Gazzetta Del Mezzogiorno del 1 aprile -  per i morti da lavoro; il secondo per la mancata bonifica. Ma c’è anche la richiesta dell’estensione della sorveglianza sanitaria ai familiari dei lavoratori della fabbrica basentana, ai dipendenti delle attività industriali limitrofe e ai residenti nelle zone di prossimità. Infine la richiesta al Governo regionale dell’approvazione e della successiva delibera per il finanziamento del progetto della Fondazione Basilicata Ricerca Biomedica per il triennio 2017-2019”. In sintesi è questa l’attività più recente svolta dall’Aiea (Associazione italiana esposti amianto), sezione Val Basento, in merito al sito da bonificare della fabbrica che ha operato nella zona industriale di Ferrandina dal 1973 al 1989. L’attività dell’Aiea è stata illustrata nei giorni scorsi dal suo presidente, Mario Murgia nel corso di una conferenza stampa, cui era presente, tra gli altri, il sindaco di Ferrandina prof. Gennaro Martoccia. E’ stato ricordato che nel sito industriale della Materit, che ha “svolto attività di lavorazione e trattamento dell’amianto, si registra tutt’ora la presenza considerevole di sacconi pieni di amianto e di polvere fuoriuscita dagli stessi che ha contaminato tutto l’ambiente. Inoltre, nell’area circostante è visibile la presenza di manufatti in cemento amianto in condizioni di abbandono e degrado”. La banca dati dell’Aiea parla di 536 patologie oncologiche e non, tra le quali ci sono anche 215 casi di morti premature. Una vera e propria emergenza. E di emergenza ambientale ha parlato pure la commissione d’inchiesta del Senato che l’anno scorso effettuò un sopralluogo nella zona. “Dal verbale del sopralluogo emerse, in tutta la sua drammaticità, la pericolosità dell’area, praticamente priva delle più elementari e necessarie prescrizioni di sicurezza”. Giacomo Amati

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