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DOMENICO DADDIEGO
Storie e bellezze miglionichesi in lingua dialettale
Ultimo aggiornamento: marted, 13 dicembre 2016 alle ore 15.09

                                      

Poesie pubblicate N. 107

Giacomo Amati
Miglionicoweb
Le poesie di Mim Daddiego andrebbero pubblicate (13.12.16)
Giacomo Amati
Miglionicoweb
Parallelo tra l'avventura miglionichese a "Mezzogiorno in Famiglia" e la vittoria dell'Olimpia (20.11.16)
Giacomo Amati
Miglionicoweb
Pubblicate altre sei poesie di Mim Daddiego (09.10.16)
Giacomo Amati
Miglionicoweb
Nuove emozioni dai componimenti poetici di Mim Daddiego (23.09.16)

Giacomo Amati
Miglionicowe
b
Uniche, speciali e magiche (19.09.2016)
 

MIGLIONICO. Uniche e speciali. Magiche. Sono le poesie in dialetto miglionichese firmate dal geniale poeta Mim Daddiego. Oggi pomeriggio, in esclusiva su Miglionicoweb, targato Labriola, ne sono state pubblicate altre nove. Come le altre settanta, gi pubblicate, anche questultime sono liriche di alto spessore artistico. Sono le seguenti: L Ceras (Le ciliegie), A Pizz (La pizza), A Fccazz (La focaccia), U Furn D Mienz (Il forno di mezzo), U Palummied (Il colombo), LAlma a u Muort (L anima dei defunti), U Scuafaliett (Lo scaldaletto), Scappann e Fuscenn (Scappando e fuggendo), L Chiant d fic (La pianta del fico). Al centro di questi componimenti poetici ci sono gli usi, i costumi, le arti e le tradizioni del nostro paese. Il lettore, ormai, dovrebbe essere abituato a leggerle. Ma cos non : ti sembra di leggerle per la prima volta. Sono altri capolavori di poesia che suscitano tante altre emozioni. Per questa fondamentale ragione, il lettore non potr mai assuefarsi a questa meravigliosa poesia in vernacolo che esprime sempre nuovi contenuti e suscita nuovi sentimenti. Daddiego scrive poesie ed come se dipingesse. I suoi versi sono come degli affreschi. Sono quadri. Diamanti che luccicano. Leggi queste poesie e ti riempi di luce. Le studi e ti entrano nellanima. E qui sono destinate ad essere conservate per un tempo illimitato. Per sempre. Sono come le vitamine: le prendi e ti fanno stare bene. Ti creano benessere. Sono la memoria storica della vita sociale del nostro paese. Per quanto abbiano una visibilit senza confini sul fantastico palcoscenico di Miglionicoweb, queste straordinarie poesie meritano anche di essere raccolte e pubblicate in un libro. Magari, questa iniziativa potrebbe essere intrapresa dal Comune. In tal modo, resterebbero patrimonio del Comune. Che ne pensa il sindaco Angelo Buono? In fondo, queste poesie riassumono la storia di Miglionico. Sono come dei prodotti tipici del nostro paese. Sono prodotti Dop, tra i pi genuini da gustare: sono prodotti a denominazione di origine protetta. Poeta Mim, grazie per le emozioni che ci regali con questi tuoi stupendi versi poetici. Giacomo Amati

22.08.2016
Giacomo Amati
Miglionicowe
b
Le poesie di Mim Daddiego assicurano fortissime emozioni

 

MIGLIONICO. Emozioni forti assicurate. Sono garantite dalle stupende poesie in dialetto miglionichese scritte dal poeta Mim Daddiego. Ieri, domenica, 21 agosto 2016, in esclusiva, sul sito Miglionicoweb del prof. Antonio Labriola, ovvero lenciclopedia della storia miglionichese, ne sono state pubblicate altre quattro: U Pales, Z Lin, Appnnut a Cot, Nuantanovann. Al centro dei primi due componimenti poetici c la descrizione di due storici personaggi miglionichesi, noti soprattutto negli anni Cinquanta: erano il porta pacchi e il sacrestano. Invece, nelle altre due liriche, Daddiego mette in luce due tematiche sociali forti: una rappresentata dallemancipazione della donna (Appnnut a Cot); laltra costituita dalla condizione di solitudine degli anziani (Nuantanovann). Per quanto concerne la questione femminile, va sottolineato che nei decenni scorsi,soprattutto in quelli del dopo guerra, la donna era quasi assoggettata allautorit del marito e viveva, per lo pi, in una condizione sociale minoritaria, senza apparente autonomia e senza indipendenza. Il bravo poeta miglionichese in questa meravigliosa poesia dipinge questa condizione sociale cos degradante della donna e dice al maschio: Attenzione a non tirare troppo la corda: pu spezzarsi. La poesia, quindi, un anelito alla liberazione della condizione della donna da ogni situazione di schiavit. Una poesia fantastica che rivendica la parit sociale tra i sessi: La donna dice il poeta non pu essere discriminata n pu vivere in uno stato di subordinazione rispetto al maschio. Quindi, viene auspicata la parit di genere, cio la parit dei diritti e di dignit tra gli uomini e le donne. Stupendo! Non meno significativo il tema della condizione di solitudine degli anziani messa in risalto nella lirica Nuantanovann. Nella fattispecie, ad ogni modo, il vecchietto in questione esprime tenerezza e prefigura un tipo di alienazione e di esclusione sociale pi che altro immaginato dal lettore. Conclusione: siamo di fronte a dei versi poetici fenomenali: lasciano il segno. Trasmettono un tumulto di emozioni. Giacomo Amati

18.08.2016
Giacomo Amati
Miglionicoweb

Pubblicate altre sette poesie di Mim Daddiego
MIGLIONICO. Altre sette poesie in dialetto miglionichese, una pi bella e suggestiva dellaltra, firmate dal poeta Mim Daddiego, sono state pubblicate oggi, mercoled 17 agosto, per la delizia dei suoi lettori, su Miglionicoweb, la meravigliosa Biblioteca creata 17 anni fa dal prof. Antonio Labriola, con lobiettivo di dare voce alle peculiarit di Miglionico e di metterne in risalto la storia e le opere darte. Oggi, Miglionicoweb diventato esso stesso un bene prezioso, un tesoro, accanto agli altri. E le poesie in vernacolo del poeta Daddiego, unitamente alla stupenda ricerca sullartigianato e i commercianti miglionichesi, in questo periodo, contribuiscono ad amplificarne lo share, cio lindice di visione e di gradimento dei lettori.
Ma veniamo alle nuove ed entusiasmanti poesie griffate Daddiego: hanno per tema i valori dellamicizia, della solidariet e i ritratti di alcuni personaggi miglionichesi (il muratore, il barbiere). Al centro di questi fenomenali versi poetici ci sono anche i luoghi (il muretto del Convento, la postazione sotto il campanile dellorologio in piazza Popolo). Non mancano neppure certe usanze (i pettegolezzi della piazza). Poesie che sembrano dei dipinti, quadretti della vita sociale della comunit. Ne viene fuori un vero e proprio spaccato della storia del paese: una rappresentazione poetica del tessuto sociale miglionichese. Un ritratto confezionato con il tocco dellironia che genera sorriso, senza sconfinare nel sarcasmo. Leggi queste deliziose poesie ed hai la sensazione di visualizzare i luoghi, le vicende e i personaggi descritti. Sono liriche che trasmettono un senso di tenerezza. Magia di una poesia che ti entra nellanima. Ti attraversa lanima. Poesie meravigliose: vorresti che non finissero. Mai.
Giacomo Amati

6.08.2016
Giacomo Amati
Miglionicoweb

 

 

La poesia di Daddiego fa rivivere le vicende del passato e incantare il lettore
MIGLIONICO. Un inno alla vita. C la storia della vita di Miglionico nei versi in dialetto miglionichese del poeta Mim Daddiego. Sono poesie che esprimono dolcezza e nostalgia. E fanno riflettere. Rispecchiano e ripercorrono la storia del nostro paese. Ad oggi (6 agosto) sono ben 59 le poesie pubblicate in esclusiva su Miglionicoveb del prof. Antonio Labriola. Nei versi di Daddiego ci sono le vicende miglionichesi e vari ritratti di persone e fatti, usi e costumi. Sembrano degli affreschi. Esprimono un arcobaleno di sentimenti. Suscitano trasporto. Un senso di meraviglia. La stessa che pervade il bambino quando lancia in cielo il suo aquilone: ci vede sempre qualcosa di bello. In particolare, nelle sue liriche Daddiego esplora la realt miglionichese degli anni passati. Sono immagini che sembrano attuali: immagini che seducono il lettore. Leggi queste meravigliose poesie ed hai la sensazione di entrare in una vecchia cantina: vi scopri bottiglie di vini pregiati. Tre sono le qualit della sua poesia: bellissima, seducente, popolare. E una poesia che riempie di gioia e nostalgia. E come una favola. Ha il fascino della favola: ha una sua morale.E ricca di insegnamenti. Oltre che di suggestioni. Ti commuove. Leggere queste poesie come osservare un paesaggio incontaminato. La poesia di Daddiego come una lente dingrandimento: fa rivivere le vicende miglionichesi del passato e, nel contempo, ci fa incamminare in noi stessi. Ci mette in contatto con le nostre origini. Ci fa scoprire la nostra identit. Sono tanti i ricordi che riaffiorano nella nostra mente. E una poesia che ci mette in contatto con la storia di Miglionico. E ci riempie gli occhi e lanima. Giacomo Amati

17.07.2016
Giacomo Amati
Miglionicoweb

Sono quaranta, ad oggi, le poesie in dialetto di Mim Daddiego

 

MIGLIONICO. Quaranta. Ad oggi (domenica, 17 luglio 2016) sono ben quaranta le poesie in dialetto miglionichese scritte dal poeta miglionichese Mim Daddiego. Praticamente, un libro. Un libro che sembra un romanzo. Pubblicato a puntate su Miglionicoweb, la splendida biblioteca creata 17 anni fa dal prof. Antonio Labriola.
Sono poesie verit che toccano i ricordi dei miglionichesi. Rispecchiano le vicende reali, i fatti, le cose, i personaggi, gli usi e i costumi del nostro paese in uno spazio temporale che va dagli anni del dopo guerra e prosegue, pi o meno, fino agli anni Settanta. Quindi, il contesto sociale di riferimento quello degli anni della rinascita e della ricostruzione. Sono gli anni susseguenti a quelli delle macerie causate del secondo conflitto mondiale.
Qual , allora, il segreto del successo di questi splendidi componimenti poetici in vernacolo? Ebbene, sostanzialmente, va ricercato in tre ragioni. La prima: rappresentano un tesoro di ricordi. Un patrimonio di usi e costumi miglionichesi. Leggere queste poesie come prendere visione di un testamento, ricco di aneddoti e di tenerezze. Nelle liriche non c niente di astratto. Ci sono solo fatti concreti. Vicende che danno sapore alla vita. Descrivono il passato. Ma guardano anche al futuro: indicano i principi guida della vita sociale. Sono il valore della solidariet, dellamicizia, del rispetto reciproco. La seconda: le poesie ci fanno intraprendere un viaggio nei sentimenti che hanno un forte impatto emotivo. Ci fanno riscoprire le cose semplici e virtuose del rapporto umano, della vita sociale di quel periodo storico. Ci fanno ritornare allet della giovinezza. La terza: ma la bellezza di queste poesie non risiede soltanto nella storia del paese che ci raccontano. Non la si coglie solo nelle scene palpitanti che descrivono, ma anche nella delicatezza delle parole. Sono parole incisive e potenti che vanno direttamente al cuore del lettore. Giacomo Amati

   

15.07.2016
Domenico Sarli
Miglionicoweb

ROMA. Ho letto con grande attenzione le poesie di Mim Daddiego. Mi dicono che saranno pubblicate delle altre. Mim mi riporta alla mia fanciullezza, ricordo quando prendevamo con Franchino Capodagli U PUSTUAL per recarci con mio padre a Fontana di Noce per innaffiare li chiantunu dali o quando frequentavano (Mimi e Franchino) la rivendita di Sali e Tabacchi gestita da mia nonna Angiolina.
Le sue poesie mi portano alla mente gli spensierati anni della mia giovent; sono tutte degne di osservazione e meditazione. A NCASA tutto il paese nei mesi di agosto - settembre e ottobre(si rientrava a Miglionico con la fiera di Grottole) si trasferiva in campagna nelle varie contrade dellagro di Miglionco: erano le nostre vacanze estive (personalmente ho una forte nostalgia di quelle trascorse a Fontana di Noce).
U PUSULON il luogo dove gustavamo la frescura serale con uno sfondo meraviglioso di un paesaggio stupendosu questo muretto (paragonabile a quello del Gianicolo di Roma) sono state scattate centinaia di foto (propongo al Prof Labriola di istituire un link U PUSULON invitando i miglionichesi ad inviare le proprie foto realizzate in questo posto).
Sono spinto ad analizzare le altre poesie ma mi devo fermare
Mim rievoca un passato scomparso. Un modo di vita superato dalla globalizzazione. Valori che non albergano pi nella nostra sfrenata vita quotidiana. In quelle poesie sono racchiuse concetti comuni e sono i presupposti fondamentali che la nostra generazione ha lobbligo di trasmettere ai propri figli per capire e costruire un futuro migliore. Non si fa storia senza analizzare il passato .
Come gi avevo esternato per lopera di Proverbi e detti Lucani di Elisabetta De Lucia e Angela Matera e per DETTI E RIDETTI di Maria Pecora anche le poesie di MIMI Daddiego (mi auguro che siano raccolte e pubblicate in un volume) sono da inserire nella Biblioteca del Patrimonio Artistico Culturale della nostra regione. Il dialetto un pregevole bene culturale. Il dialetto ci aiuta a ripercorrere il nostro passato che deve essere preservato ed esteso alle nuove generazioni.
Eimportante la tutela di questo patrimonio. Condivido la proposta del Prof. Giacomo Amati di leggerle e studiarle alla scuola di base. Pertanto mi rivolgo al Prof. Amati (allamico Gigino) in qualit di ex dirigente dellIstituto Comprensivo Don Donato Gallucci, al fine di responsabilizzare la scuola pubblica locale nellattuazione di un progetto teso a salvare e dare vita al dialetto. Propongo di utilizzare questi testi (Mim!!! per Natale devi pubblicare le poesie) nelle classi dellultimo anno della scuola media inferiore, in ottemperanza a quanto previsto dal programma di italiano della scuola media inferiore e cio di mettere in luce lapporto dei dialetti e la loro utilizzazione pratica espressiva (in canti, racconti, poesie e proverbi). Mimmo Sarli

17.07.2016
Giacomo Amati
La Gazzetta del Mezzogiorno

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14.07.2016
Giacomo Amati
Miglionicoweb

Al mio padrino Mim Daddiego
Nunzia Dimarsico
MIGLIONICO. Al mio padrino Mim Daddiego. E il titolo della commovente poesia che la poetessa miglionichese Nunzia Dimarsico, figlioccia (nel senso religioso) di Mim Daddiego, dedica al suo padrino di Battesimo. A beneficio dei lettori, giova sottolineare che i due poeti miglionichesi, per tanti anni, avevano come smarrito il loro legame parentale: erano diventati quasi degli sconosciuti. Poi, il miracolo: la comune passione per la poesia li ha avvicinati. E si sono riscoperti. Su Miglionicoweb. Leggendo e ammirando i rispettivi componimenti poetici. Da qui il senso di questa bellissima poesia che ha il suono dellamore. E unesplosione di gioia! Un concentrato di ammirazione che Dimarsico esprime alla persona che, battezzandola cinquantanni fa, ne eredit il compito di assisterla e sostenerla, ovviamente, a fianco dei suoi genitori. E un componimento poetico dolcissimo, quasi romantico. Nei 28 versi della lirica particolarmente suggestivo quel Ti ritrovo, ripetuto ben sei volte. Ne sottolinea laffetto ritrovato. Un sentimento prorompente che rende felice la poetessa. Un delicato stato danimo che lei non pu pi nascondere. Nella poesia, quindi, c tutta lemozione di un silenzio che non pi tale. Finalmente diventato una voce. Una voce damore. Giacomo Amati

13.07.2016
Giacomo Amati
Miglionicoweb

MIGLIONICO. Gioia e nostalgia. Sono questi i sentimenti prevalenti che da alcuni giorni, vivono i lettori pi assidui delle poesie in dialetto miglionichese, scritte dal poeta Mim Daddiego. Sono pubblicate, in esclusiva, su Miglionicoweb del prof. Antonio Labriola.
Il sito-biblioteca che da 17 anni, ormai, rappresenta il punto di riferimento, quasi un compagno di viaggio, soprattutto, per i numerosi concittadini che risiedono nelle citt italiane e allestero. Al centro di questi deliziosi componimenti poetici c la storia di Miglionico. Ci sono gli usi, i costumi, le tradizioni della nostra popolazione. C il racconto di quella che ne era la vita sociale negli anni del secolo scorso (1900). Finora, complessivamente, sono state pubblicate 31 liriche: ieri, marted 12 luglio, ne sono state messe in onda altre tre. Sono intitolate, A Frasch, U Pustual, U Cuannizz. Sono versi suggestivi: in essi non ci sono soltanto i segni della tradizione miglionichese. C molto altro: c la testimonianza di un patrimonio di vita. Quello fondato sulle cose semplici. C il racconto di un modo di essere; c la descrizione di come eravamo alcuni decenni fa. Ci sono le nostre radici. Ecco spiegato, allora, il segreto del successo di queste poesie. Hanno il carattere della popolarit. Sono come dei flash-back sulle vicende passate dei miglionichesi. Sono poesie che si trasformano in un romanzo popolare: sono la documentazione di un passato che, per certi aspetti, vorremmo che fosse ancora il nostro presente. Per riassaporare il gusto della vita sociale semplice dei nostri antenati. In fondo, queste poesie rappresentano una sorta di love story col nostro paese. Per tutte queste ragioni, sarebbe bello, utile, educativo leggerle e studiarle a scuola, agli alunni, con gli studenti e gli insegnanti della nostra scuola di base. Giacomo Amati

 

 
 

 

 

Al mio padrino Mim Daddiego
Ti ritrovo
nella nostalgia del tempo
e con la parola immutata
nelle radici vissute.
Ti ritrovo
in una voce composta
e in un richiamo cresciuto
sui sentieri
dei pensieri fioriti nelle albe assolate.
Ti ritrovo
lungo il cammino della vita
e nei silenzi smarriti.
Ti ritrovo
in un sogno comune
e dentro una vena ricolma
di una parlantina animosa
ed come se il tempo
si fosse avvolto a ritroso
fino al giorno di un battesimo.
Ti ritrovo e ti canto
con un verso diverso dal tuo
per dirti di non tacere
anche quando il destino
ti vuole assorto nella ragione sovrana.
Ti ritrovo
e mi fermo
in un ricordo rinato
allombra della tua parola possente!

Nunzia Dimarsico
14 luglio 2016

(www.miglionicoweb.it)

13.07.2016
Giacomo Amati
Miglionicoweb

Gioia e nostalgia nei versi di Mim Daddiego

MIGLIONICO. Gioia e nostalgia. Sono questi i sentimenti prevalenti che da alcuni giorni, vivono i lettori pi assidui delle poesie in dialetto miglionichese, scritte dal poeta Mim Daddiego. Sono pubblicate, in esclusiva, su Miglionicoweb del prof. Antonio Labriola.
Il sito-biblioteca che da 17 anni, ormai, rappresenta il punto di riferimento, quasi un compagno di viaggio, soprattutto, per i numerosi concittadini che risiedono nelle citt italiane e allestero. Al centro di questi deliziosi componimenti poetici c la storia di Miglionico. Ci sono gli usi, i costumi, le tradizioni della nostra popolazione. C il racconto di quella che ne era la vita sociale negli anni del secolo scorso (1900). Finora, complessivamente, sono state pubblicate 31 liriche: ieri, marted 12 luglio, ne sono state messe in onda altre tre. Sono intitolate, A Frasch, U Pustual, U Cuannizz. Sono versi suggestivi: in essi non ci sono soltanto i segni della tradizione miglionichese. C molto altro: c la testimonianza di un patrimonio di vita. Quello fondato sulle cose semplici. C il racconto di un modo di essere; c la descrizione di come eravamo alcuni decenni fa. Ci sono le nostre radici. Ecco spiegato, allora, il segreto del successo di queste poesie. Hanno il carattere della popolarit. Sono come dei flash-back sulle vicende passate dei miglionichesi. Sono poesie che si trasformano in un romanzo popolare: sono la documentazione di un passato che, per certi aspetti, vorremmo che fosse ancora il nostro presente. Per riassaporare il gusto della vita sociale semplice dei nostri antenati. In fondo, queste poesie rappresentano una sorta di love story col nostro paese. Per tutte queste ragioni, sarebbe bello, utile, educativo leggerle e studiarle a scuola, agli alunni, con gli studenti e gli insegnanti della nostra scuola di base. Giacomo Amati

6.07.2016
Giacomo Amati
Miglionicoweb

La poesia in vernacolo di Mim Daddiego

MIGLIONICO. Novit nel panorama letterario miglionichese: rappresentata dalla poesia in vernacolo di Mim Daddiego (75 anni, miglionichese doc) che, da tanti anni, ormai, vive nella citt dei Sassi. Sono state sufficienti otto sue poesie scritte in dialetto miglionichese, tutte pubblicate sul sito di Miglioncoweb, creato diciassette anni fa dal prof. Antonio Labriola, per catturare lattenzione dellintera comunit. Oggi, mercoled 6 luglio 2016, ne sono state pubblicate altre venti: esplorano la vita sociale del paese, mettendone in risalto usi, costumi e tradizioni. Sono delle delizie: le leggi e ti commuovi. Sembra di leggere alcune pagine della storia del nostro paese. E come ricevere delle carezze! In paese, in questi giorni, tutti ne parlano, le leggono e si emozionano. Magie della poesia dialettale: come se avesse sbancato la classifica Autidel della cronaca cittadina. Ma, cosa hanno di particolare e, soprattutto, cosa dicono questi componimenti poetici, di cos importante e significativo, al punto da monopolizzare lattenzione dei miglionichesi? Ebbene, la poesia di Daddiego ha stregato i miglionichesi, soprattutto quelli meno giovani, in virt di tre ragioni essenziali. La prima: raccontano il passato. Nei suoi versi, il poeta miglionichese descrive i suoi sentimenti nei confronti del paese natio; indica le cose che gli mancano di Miglionico e, cos facendo, finisce col regalare al lettore le emozioni incomparabili ed uniche di una storia damore senza tempo. Sono quelle che scaturiscono da una visione della vita fondata sulle buone maniere, sul senso dellumilt, sullamicizia e sulla capacit di prendersi cura, nel momento del bisogno, dei problemi del prossimo. Altro che societ globalizzata doggi, ove, lindifferenza e la solitudine sembrano essere gli atteggiamenti prevalenti. La seconda ragione del successo delle poesie di Daddiego riconducibile al fatto che questi versi fanno rivivere ai miglionichesi la loro miglionichesit, ovvero le loro origini e la loro identit, fondate sulloperosit, sulla generosit e sulla visione solidaristica della vita. Di quando era sufficiente bere lacqua fresca della sorgente Pila per sentirsi felici. La terza ragione, infine, consiste nellauspicio che lautore rivolge al suo paese natio: quello di tornare alle virt del passato. Per tornare a risplendere. Per riscoprire un nuovo rinascimento. In pratica, Daddiego esorta la comunit miglionichese a rivivere al massimo quei comportamenti virtuosi che, in passato, una sorta di et delloro, ne contraddistinguevano la vita sociale: il senso della solidariet, il rispetto reciproco, lattenzione al bene comune e la riscoperta di alcuni valori fondanti della vita comunitaria: lamicizia, lamore per il prossimo, limpegno civile, lassiduit nel lavoro. Giacomo Amati

28.06.2016
Giacomo Amati
Miglionicoweb

Sono tutte in evidenze le poesie di Mim Daddiego

MIGLIONICO. In prima pagina. Giusto cos. Stanno tutte in evidenza nella copertina di Miglionicoweb le meravigliose poesie in dialetto miglionichese scritte dal poeta Mim Daddiego. Il prof. Antonio Labriola le ha collocate in unapposita rubrica, LAngolo della poesia. Questultima richiamata, con un riquadro, anche nella colonna di sinistra. E il segnale che piacciono. Regalano emozioni. Fanno impazzire di nostalgia soprattutto i miglionichesi residenti sia nelle varie citt italiane sia allestero. Tanto di cappello a Mim Daddiego! Ieri sera (luned, 27 giugno) ne sono state pubblicate altre quattro: A Callar, U Pais Mi, A Staccia, Don Mario. In esse ci sono pensieri e sentimenti. Ragione ed emozione si fondono al meglio. Sono poesie strepitose: si attaccano alla nostra pelle, a quella dei miglionichesi. Esprimono la nostra identit. Raccontano le nostre origini. Ci aiutano a capire la nostra storia. Nella poesia, A Callar, lautore spiega che cosa avveniva nelle strade del nostro paese, alle prime ore del giorno, prima del debutto dei servizi igienici. Negli anni del dopo guerra e per i primi anni Sessanta, nelle abitazioni dei miglionichesi non esistevano ancora i bagni. Allora, andava in onda la cosiddetta callara, un motocarro che raccoglieva a bordo una sorta di raccolta differenziata, scrive opportunamente Daddiego. A quei tempi, non era semplice andare in bagno. Attraverso limmagine di quel motocarro, Daddiego fotografa la storia della miseria e delle ristrettezze economiche. Condizioni, questultime, che rispecchiavano quelle dellItalia del dopo guerra. Obbiettivamente, non era facile indossare i panni del poeta per descrivere quelle immagini. Ma Daddiego se l cavata molto bene. Splendide, poi, sono le poesie U Pais Mi e la Staccia. Sono i selfie del nostro paese. Infine, la commovente poesia su Don Mario, la cui immagine viene cos magistralmente descritta: Dopp nu mestuttl vagnunappries a hidd. Pur l cumunist.. u volnbben. Era appena trascorso un mese dal suo arrivo in paese (28 novembre 1965) e tutte le persone gli andavano dietro. Poesie da brivido. Degne di Trilussa. Giacomo Amati

 

24.06.2016
Giacomo Amati
Miglionicoweb

MIGLIONICO - L'altar'
Splendida poesia di Mim Daddiego

MIGLIONICO. Il tempo corre veloce nella realt doggi. Ma il poeta miglionichese Mim Daddiego sembra fermarlo nella sua splendida poesia in dialetto miglionichese, LAltar (Altare), la quarta pubblicata in esclusiva su Miglionicoweb. Un componimento poetico fantastico, costituito da 14 versi che ci fanno rivivere i valori della Civilt contadina e che ritraggono la mitica figura del contadino, scarpa grossa e cervello fino (geniale), capace di vivere in povert e in ricchezza, prendendosi cura del suo tomolo (4 mila metri quadri) di terra. Gli bastava. Era sufficiente questa sua creatura per vivere in libert e in modo sereno. Laltare era il luogo in cui il contadino, quotidianamente, zuopp e zuopp (anche quando era claudicante) si recava a lavorare. Nella poesia, laltare simboleggia lo spazio del suo lavoro che, fino agli anni Settanta, pi o meno, faceva parte della vita di ciascun miglionichese. Nel suo orto, il contadino metteva a dimora i semi della vita: i ceci, le fave, i pomodori, eccetera. Ed era capace di curarne amorevolmente ogni piccolo germoglio. Amava osservare e nutrire quelle sue piante che, poi, avrebbero generato gli alimenti essenziali della sua mensa. La poesia ci fa riflettere sul lavoro del contadino, faticoso, ma appagante e fa gonfiare il cuore del lettore per unattivit lavorativa, poco di moda oggi, ma sempre affascinante. Tra i contadini, infine, Daddiego ricorda limmagine di colui che col libro dei salmi sott a luvrazz (sotto il braccio), camminando a nu cuost (zoppicando e curvandosi su di un lato) si recava comunque in campagna, nel suo orto: era Gsepp Lambascion, Giuseppe Clementelli. Giacomo Amati

 

23.06.2016
Giacomo Amati
Miglionicoweb

MIGLIONICO - Un'altra poesia di Mim Daddiego
E' un'opera d'arte la poesia A Pil'

MIGLIONICO. Come un dipinto. Unopera darte.E la poesia, A Pil, firmata Mim Daddiego. La terza poesia pubblicata in esclusiva su Migliocoweb, per la delizia dei suoi lettori. Sono 18 versi di storia miglionichese. Tutto il componimento poetico strutturato sullimmagine della fontana, che pu essere vista come metafora della vita del nostro paese. Nellimmagine della Pila, sorgente di vita, si pu scorgere quella operosa della comunit. Lacqua della Pila scorre da sempre dice Daddiego scorre e basta. Cio: dona amore senza se e senza ma. Non pone condizioni: ama e basta. Se la tocchi ne senti la carezza. La puoi bere nel cavo delle mani oppure direttamente alla sorgente. Sar sempre fonte di ristoro. Siamo in presenza di un canto poetico dolcissimo: ci fa riscoprire e rivivere i bei tempi degli anni passati, quando si era felici anche bevendo solo un po dacqua fresca. Daddiego fa parlare lacqua della fontana e ci racconta la nostra storia. Ce la fa riscoprire: quella fondata sulle virt: lassiduit del lavoro, la capacit damare e di rispettare lamico. E una storia che si fa poesia. Una poesia damore. Conclusione: laudato si, Mimmo Daddiego, per aver fatto rivivere la sor(sorella) acqua de la Pil.
P. S. A beneficio dei lettori, giova ricordare che la fontana Pila rappresenta un unico esempio di sorgente captata allinterno dellagro miglionichese. E costituita da due vasche e da alcuni lavatoi. Fu costruita al coperto ottantanni fa, nel 1936. Ha una portata che va da un minimo di 0,85 litri al secondo ad un massimo di 1,44 litri al secondo.
Giacomo Amati

 

12.06.2016
Giacomo Amati
Miglionicoweb

MIGLIONICO - Raccontano il passato, ma guardano al futuro le liriche di Mim Daddiego
M manchn e UPusulon: due perle di poesie!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UPusulon. Nicola dell'Edera, Vincenzo Labriola, Paolo e Michele Sanfrancesco

MIGLIONICO. Occhi puntati su due poesie. In esclusiva, su Miglionicoweb, la meravigliosa biblioteca creata dallamatissimo prof. Antonio Labriola, da alcuni giorni, possibile estasiarsi con la lettura di due straordinarie poesie scritte in dialetto miglionichese da Mim Daddiego, storico presidente dellOlimpia, mitica squadra di calcio, creata dal compianto don Mario Spinello e tanto amata dai miglionichesi negli anni Sessanta. Si tratta di M manchn e di UPusulon: due perle di poesie! Raccontano il passato, ma guardano al futuro. In particolare, nei versi della lirica Mmanchn (Mi mancano), lautore descrive i suoi sentimenti nei confronti del suo e del nostro amato paese natio. Indica le cose che gli mancano di Miglionico e regala al lettore le emozioni incomparabili ed uniche di una storia damore senza tempo. Nellaltra poesia, UPusulon (Il Muretto), il poeta miglionichese fa viaggiare il lettore nel tempo passato: descrive il fascino di un luogo privilegiato dagli adolescenti miglionichesi, facendoli impazzire di emozioni forti: la zona dietro al castello, insuperabile punto dosservazione del mondo circostante e ritrovo dei tanti sogni degli adolescenti miglionichesi. Due poesie che hanno riscosso un successo strepitoso: fanno impazzire i miglionichesi, almeno quelli di una certa et, come lo scrivente. Leggere queste due poesie ha sottolineato Franco Centonze come rivedere le immagini di un film: il film della nostra vita adolescenziale. Ci riportano alle radici della nostra vita e ci fanno riscoprire le nostre origini. Ci emozionano perch ci fanno rivivere la nostra miglionichesit.E laltra sera, proprio per rivivere certe indimenticabili emozioni, io, Franco Centonze, Michelino Finamore e Peppinuccio Buzzella siamo ritornati a rivedere il posto de UPusulon. Adesso, in sostituzione del muretto ci sono i fiori. Ma per noi stato come rivedere UPusulon: stato come fare un selfie. Abbiamo letto e riletto le poesie di Mim: abbiamo chiuso gli occhi e abbiamo rivisto alcune immagini della nostra adolescenza: sono dipintee fotografate in questedue straordinarie ed emozionanti poesie. Carissimo Mim, grazie per averle scritte. Giacomo Amati

 
A Callar' (01)
C cos. Eppur a p'nz, josc',
ssacc' se fazz' buon' a r'curdu.
Ma s oggi la chiameremmo
raccolta differenziata.
Thuu thuu thuu,
a matina prest',
s' m'ttev' a contrast',
ch' la machn du cuaf, schschsch
l' femm'n' cu vuas' 'mbrazz' com' na zzol',
scev'n' a d'vac.
E dov' scev' a f'rnesc',
luntuan', luntuan' vicin' a V'rad'n'.
Eppur' quann' ier sicc't',
cumbua Uel' l' mttev' a l' rap'.
Bell cim', dulc'.
Com fa cumbua U,

ci sapiess' ben' a cumbu

Ci a l'sciut', appr'zzat' e cr't'cat', si nu vuer' m'gghiunucues'
 
U PAIS MI (02)
Quat bell u pais mi.
C bell crstian ca stonn,
tutt aducat e cumbarr sim
buon giorno cumbaMM,
bona ser cumma Rus,
quann pass vicin a na cas dov stonn mangiann,
favurit, grazie buon apptit
Quat bell u pais mi.
Quann voch a Irottl m discn pappaculumbriedd e napulicch,
s e vu c vulit mbmblecchr e scvlat.
Sono pronto a difendere le mie origini.
Quat bell u pais mi.
Lu quastiedd e la sua storia,
s vet pur in television e sop a shcatl dl fiemmifr.
U pais mi semp bell.

Ci a l'sciut', appr'zzat' e cr't'cat', si nu vuer' m'gghiunucues'
 
A STACCIA (03)
Quant bell
a sciuqu a stacc.
Sciuquariedd ca nan s paj nudd.
Na pesc-ca chiattarrol,
nu fussariedd e mienz matton ch mestr.
Tutt a turn a uard,
a crtc e abbatt l man.
Quatt solt, nu button, nu cacarron,
saccummenz: do l si acchiat inda u Uaddon?
Chiattann chiattan, dritt dritt a nu spicul,
fasc cad u matton sop a u fussaredd.
Tutt. a me
.
 

Ci a l'sciut', appr'zzat' e cr't'cat', si nu vuer' m'gghiunucues'

 
DON MARIO (04)
E moo, ci j cuss,
nu naspttann a Don Mchel,
sapim sol ca tenev a squadr d Cristo R a Pstizz,
semp meggh d cudd ca sn ggiut, patrAlfons.
I m so mis subbt a disposizion.
Dopp nu mes tutt l uagnun appriess a Hidd.
Ha mis lu pais sottasop,
viecch, irann, pccninn, uagnedd e femmn irann.
E u a parl mal d don Mario,
pur l cumunist u voln bben.

 

Ci a l'sciut', appr'zzat' e cr't'cat', si nu vuer' m'gghiunucues'

 

LAltar' (05)
Na spadd' d' terr' d' nu tum'm'n' e mienz',
a na cost', sott' a torr' dret' a u muruagghion',
quann' s' v a lu turchian'.
Mette a dimora na faf', nu cec'r',
na bella chiandaredd' d' p'mm'dor',
pur' lu jav'licch'.
Invoca con il giusto Salmo il Signore,
affinch avvenga il miracolo,
il raccolto che giover alla famiglia.
Zuopp' zuopp' a nu cuost'
s' n' ven' da dret' au muragghion',
con il frutto della terra.
Il libro dei salmi sott' a lu vruazz',
idd'. G'sepp' Lambascion'.
 

Ci a l'sciut', appr'zzat' e cr't'cat', si nu vuer' m'gghiunucues'

 

A pil' (06)
E men', men' sempr'.
Manc' pap sarr'cord'
da quann' men'.
Ristoro per i viandanti,
gli accalorati ed animali.
Sarrcrej u ciucc ca ven' da fr
sarrcrej u mul' car'ch d' lion'.
L' femm'n' vonn' a r'c'nt la dt'.
Mengarusria, fasc' cert' sc'cocch'
ca so quant' a josc e cr.
E l' pastnach' a mzz', bel'l dulc'.
U mied'ch' a mosch':
fascit'l' mangi a l' crietu'r ca fasc'n' ben.
Pur' u m'lon' dacqq s fascev' arr'fr'sh'c
a menzannott' prim' d' mangi.
A pl' tant' cannun' dacqqua freshc,
ma u meggh' cannon e cudd' ca t' chich',
viv', tarrcrij e nan' tabbott' mich'.
 

Ci a l'sciut', appr'zzat' e cr't'cat', si nu vuer' m'gghiunucues'

 

U' PUSULON' (07)
Quant bell' u pusulon' dret' a u quastiedd'.
I d' ncment', bell' lisc' lisc' senza spigul',
i tutt attunnuat.
La staggion', a la cuntror', tssiett' e s' st bell' frisch', frisch'.
Specialmente se men' na vav' d' vient',
e lu chianton' d' la maul' t' t't'chesc(i)' dret a l' recch'.
Quant bell' u pusulon' dret' a u quastiedd'.
S ved' la Mambrrar', u Conch', Frannin', a Purtucedd'
ci t' spuost' picca picch, Sant V'las, Montacut', Mont'
e ci taggiust' n' picch' luocch pur lu muar'
Quant bell' u pusulon' dret' a u quastiedd.
L' uagnaredd' sciochn' ch' l' cing'nnel',
l' uagnun' na partit' al cart' 10 lir'.
Quant bell u pusulon dret' a u quastiedd'.
Ci fai tre pass chi 'nnanz', appuggiuat' a u pont',
s ved' la vienov', Maria Carmenia, la pila, la stanzion, lulm'.
A cantunier, la Tr'n't, a curv d' Stancaron'
E ci si furtunuat' pur' lautomobb'l' ca camin'.
Quant bell' u pusulon' dret' a u quastiedd'.
Ci aspiett' n' picch', ven' jedd':
Uei Marieeee, a v'n staser'?
Cont' fino a dieci e ssinnn'.
Lecotelefono ha funzionato.
Quant bell u pusulon dret' a u quastiedd'.
Tanta ggent' ven' e uard' a campagn',
dd 'ng cudd', a u cuost' cuddolt'.
Cudd' ca fasc' fum', 'mborn' l' fich'.
Quant bell u pusulon' dret' a u quastiedd'.
Pur' d' viern' bell', r'parat' da lu vient',
u sol' bell' call' call', tassiett' sop' a u 'ngment' angall'sciut',
e tarr'crije u culariedd'.
Quant bell u pusulon' dret' a u quastiedd'.
T parev'
Arriv' idd' e 'nda langul' s' mett' a pisci.
Quant bell' u pusulon'... dret' a u quastiedd'.
 

Ci a l'sciut', appr'zzat' e cr't'cat', si nu vuer' m'gghiunucues'

 

M' MANCH'N' (08)
Quant' cos' m' manch'n':
Sop' e sott' nd a chiazz',
sciuta-v'nut da u' quastiedd',
corr' a v'd a bedd' quann' fasc'n a palat',
quann' s 'sfasc'n l' ruagn' a lu funtuanin',
quann' ciocch' la zt',
quann' sacccch'n' l' can',
la banna cozzavuffl',
la bann' n'd chiazz',
la banna frastera,
la campa'n d' larlocie,
la campan' d' m'nz juorn',
e perch no, la campan' du muort' e chedd d' lu mutuciedd',
e aspiett' la campan' ca d l' 'nduocch'
vu sap ci mascul' o femmn',
la campanedd' d' l' putrustant',
u' vient' d' la f'caredd',
d la man' a lu muort',
la trocch'l' e u trucculon',
u scettabbann',
a sfott' qualcun 'nda chiazz',
il Mos quann' jess' u Suant',
laddor' quann' spar' la battar,
laddor' d' lu ciulisc(i)',
la senzazzion' d' chedd' ca m uardat',
pass vicin' a na cantin' o bar e s'nt julm' a mestAttigl',
la campanedd' du l'lluattar',
abbasciat' lu pesc(i)' a la chiazz',
u rrumor' d' cudd' ca venn' l' piatt',
u fual'gnam', cu muetr' 'nda sacch' pron't a pgghiart' a .m'sur',
a p'zzca't a lu vuecch' ass'tta't a u psuul' da chies' e ca t' disc(i)'
a u pusul' taspet't, se cirriv'.
 

Ci a l'sciut', appr'zzat' e cr't'cat', si nu vuer' m'gghiunucues'

 

U VULPIN (09)
Il nerbo del bue,
salato, curato e attorcigliato.
Na mazzat e sciev sc-camann,
currenn ch tutt u pais.
Brsc-con e P-ppin a uardia,
ern i chi ftus.

L PNNACCH
(10)
Sono il fiori della cannazza.
Quanta neggh sflat, a chil,
l purtav a Trumbett ch desc lir.
Srvev al bianchsciatur,
a fa u pnniedd.
Dopp bianchsciat,
s vdev pur a cas,
a sflazzch du pnniedd.

U MZZON
(11)
Aa pont d lu spingul,
ngr u mzzon.
Ma fa tr na buccunat?
Trav, t scallav u muss
e tarrcrjav.
Nann parlam quann,
turnann da lu quastiedd,
s sntiev laddor d la scarett amrcan,
cu lu nas, lu sciev dret dret,
figne ndo u barr a u funn a u funn,
t mttiev a lu cuost
e ch la cot d luocch,
picca prim ca la scttav.
M fa tr na buccunat.

L RUAGN
(12)
Arrvav cu ciucc,
do casciett chien d ruagn,
cumba Cicciell u frnacial da Jrottl.
Zzol, zzledd, cucm e cucumicch,
pur lu scarfudd e
su ordinazione, u pdal.
Tnev pur cudd ruagn,
ch tant vuccaredd,
mttiev ummier e da na sola vocc
s v-vev.

BENIT (13)
All tre d la doppmangiat,
passav Benit,
ch na tavl d pan call,
passav da indachiazz
c addor d pan call.
Non tutti se lo potevano permattere,
s campav daddor.
Ma da quann vnut u bbacil
A m a mbast,
a lu pprim o al d.

LACQUA FRES-SCH
(14)
E c j mo na v-vut dacqua fres-sch.
La zledd appnnut a u chiuv,
nnanz a fnestr.
U call da ser d luggh, c j meggh,
d na v-vutt a zledd.
Nu vaas cu lu rrumor, arrazzend.
E c j mo na v-vut dacqua fres-sch.

ANTUNI
(15)
Nan sacc si sausa ancor,
al tiemp mi, si.
U juorn d Sant-Antuon,
( masc-cr e suon ),
u sant d l vstie,
si bardavano i cavalli i muli e pur lu ciucc,
parevn bell ch l strisciolin e l cocc ross al recch.
Tre gir attur a chessie,
e po tutt for a fatj.
E nan frnut ancor.
U zappator devot,
offriv a u sant u purciedd,
s tagghiavn la cot e l rrecch
e scev libbr cu pais,
s chiamav ANTUNI.

U CHCOMBR
(16)
Sap bell u chcombr,
tuort e stuort,
tnev a varv d nu spuntunacch.
Lannuscev da fr Pasqual Suillo,
stev d cas a pon a pont du zampill,
sott a u Direttor.
S mttev nd chiazza cuert,
a nu cuanton sop al scal.
Nu panaron chin chin ca subburrav d chcumbr.
Desc lir, u funtanin a purtat d man,
na lavat e tracch nu muozzch.
A ser a cas, pap l purtav
e a rutedd inda nzlat d pmmdor,
n picca duoggh n picca dacqua e pan a volont.
Che cena u mmangi dla sr.

A SRNAT
(17)
C bella cos,
na srnat fatt a mstier.
Cicc, tatt e palumm.
La soavit del violino,
laccompagno della chitarra,
na vosc, ca t cant lamore.
E ver ca cert volt,
tabbuschav nu vacil dacqua.
Ma la soddisfazione er ass,
quann chedd aprev u scurin dret a u vitr
e cudd ca t dev nu pacchett d nazional.

A NCASA
(18)
L ferje s l so nvtat l mlanis.
E busc.
Da secul e secul u migghiunuques
S v a ncas.
Non ch nu mes ma ch tre mis.
Ci nan ten luort, s laffitt,
iacch tutt l frutt, a disposizion,
men la vign.
Dal fich fasc tutt cos
ca servn d viern, quann nan ng nudd.
L pr, l chtogn, l pmmdor, u javlicch,
l prunedd l casc-cavedd.
E do l mitt cheddaria bell du mes d sttiembr.
Stellin accis u rrizz,
suc e spachiett p tutt a cumbrsazionerm vnt.

A FER
(19)
Do volt allann s fasc a fr,
abbasc a u mulin,
quanta bbarracch, tutt cos, s venn, pur u ciucc.
A pruvvist cu viern,
pannett, magl, calzniett,
a lan chedda vrgn,d pcur,
chedd ca ponge quann t mitt a magl.
Attient al zignr tenn la lamett sop a niedd,
tagghn a mariol e t frecn l solt.
Pur n naccattamm u purciedd,
u crscemm cu ciulisc, a canigghiata, a saltoscn,
calaprisc e scorz d mlun a volont.
Lann appriess saccdev
e nger da mangi tutt lann.
Quanta crstian, saccattavn a spuletta bianca e nera,
u dsc-tal e lach, a spingula irann e chedda pccnenn,
gnuommr d fil d tutt clur, ch rcam.
T rtrav stanch muort,
cuntent ca a vist, tutt ci can-an sapiev.

A TELEVISION
(20)
Oh oh nan spngit
Tutt nnanz a u tabbacchin
d Lcrezia Vntur,
Vcienz Abbriol ten a television
E l venn pur.
Nu scquatlon ch nu vitr a specch
s vetn l cr-stian ca caminn e parln,
com nu cinm pccninn.
S vet u Pap, a partit d pallon, a cors d l cavadd,
ma uard n picch, c cosa bell.
S l accatt Gigin Frescur e scemm d,
t vi- purt a sedia, sn stiev ambiet.
Poo a democrazia cristian poo le acli
e poo tutt quant.

LA FIC
(21)
I canosch sol quatt qualt d fic.
La fica jettata, bella corposa cu lu mmel ncul.
La fica ross, quann lapriev tarrcriav, sol a vderl.
La fica gnor, ross da indr e bella sapurit.
E poo la reggina delle fiche la fica cantan,
indescrivibile, quann aprv u cul, com na vocca ross.
Cu pdcin mman, plufft mmocch, u sapor can an s pot disc,
sct-tav sol u pdcin.
S mbornn, ch la mell, jettat, la puup,
e com sapn l spachiett cu uc- cuott.
In genere u mangion d fic, pappaculumbriedd,
scett sol u pdcin,
sol accuss s veet ca s migghunuques.

LA CRICCA
(22)
So uagnun d josc,
chidd ca vonn vist picca picca a uerr,
e chidd ca lann sntut da a mamm e attan.
Nzomm chidd ca so nat nd ventr da vacc.
Lamisc d lamisc nuostr,
lann patut, murenn, prdenn luocch e cuddolt cu spauiend.
So uagnun nat cu roccarroll, cu bucbuc,
cu volare e ciao bambina.
Quann n salutamm dscem ci.
Ch l viecch erm ropacazz e scustumat.
Mmadonn ci assevn iosc da sottaterr,
scurament s prucuav da sul...

ME DITT SIN
(23)
C bella sciurnata jsc.
Uagli n mm fa zit?
T gghi d a rspost.
Quanta volt a pass nnanz a vtrin da cas,
m vist, sacc.
Inda chessie, a prggssion,
a passegg nnanz a Mclon,
leggh tuccat cu iuvt.
Nudd, c disperazione.
Meggh fatt curagg e nd strett d Maggior
Leggh affrrat e leggh dat nu uas.
Nan m ditt nudd, com se lavess fulmnat,
m ditt sol n vdim nota volt,
m dat nu vas e sn scappat.
C bella sciurnata aiier ser.

NATAL
(24)
Quant i er bell,
a matin d Natal,
u custumin nuov, a cammsol bianca,
e vai, dov? A d u buon Natal
a tutt l parient, cumbar e cummar.
Buon giorno e buon Natal,
desc lir ern asscurat e quann tcchiav ch l cuggin:
quantafatt? Ducientrenta lir,
allor m fazz notu-ggir
Do cumma Nuzziell, buon giorno e buon Natal,
vien chi tard ca gghi sfrang.
Dopp menzor: a sfrangiut.

A RCCHEST
(25)
Do volt allann s mont a rcchest.
A u Cruggiufiss e San Pietr.
E ci so chidd ca stonn pttat?
Verdi, Paisiello, Rossini, Mascagni.
A casc e u mestr sop,
viva stupp l campan d larlocie,
snoch u mestr Falcicchio, s ncazz.
Qunt ier bell l tromb d lAida,
tre da navann e tre da nolt.
Oltr a l piezz dopr,
ogniettant, musica da camera Wagner
e cumba Mchlin c fascev u strolch:
tutta musica di Uagner.
Nan s sntev d vul na mosch,
pur na cazzat d nuscedd, dev fastidio.
Nuscedd can nan fascn rmor, l castagn a lu prevt,
a summent e u stracchin d Mchel Lmbascion.
Quann a ser sunav a bbann e passav u cuarr,
stuppav lopr, tutti in piedi rivolti verso il Santo,
attaccava il Mos, ma la banna nostr dret a u cuarr,
sunav nata cos.
C mmisch e mbruoggh, ma er bell accuss, bellass.
E poo cumba Pietr, ch l callin e cunfiett.
Sop a cap du mestr, ncaccagghiav:
caach e viv lu mestr.

U VNTSE D CCRON
(26)
Giust giust al sei d la ser, s rtirn da u bbacil.
Cu vnts d Ccron,
Sop al vangr, tuttafflat, l fatjatur.
Tutt chin d polv, inda u nas, inda l rrecch,
stanchi, affaticati e contenti,
d purt uppan a cas e turnat viv.
Chi dagnun nan turnat.
Bbona sr cumba Vcienz, bona se Gsepp.
Fuscenn a cas, nu salut, na sciaqquat,
u cambio pulit, subbt nd chiazz,
anzi do cudd ca disc ch prim:
uh che cuott, arrust arrust.
 

Ci a l'sciut', appr'zzat' e cr't'cat', si nu vuer' m'gghiunucues'
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PASQUAREDD (27)
U juorn dopp Pasqua,
specialmente se la sciurnat era bell,
s scev fr a mangi la fritt,
jov, furmagg, n picc d salzizz e
ass mddic d pan, pur n picc d mier.
S stev nziem al cumpagn, da a matin a sr.

A MADONN DA PURTUCEDD
(28)
A sttiembr,s fasc na festa fr.
A u cuost d lu conch.
Chidd ca stonn ncasat,
nv-tescn l parient ca stonn nd u pais.
Saccit u meggh jardiedd,
s fascn l rcchtedd cu-urrajut,
e mier a volont.
Ma prim d nvt u vcin abball,
s v a chessia e a prggssion.
Don Dunat ch lacchial e u baston,
la banna cozzavuffola, Pppin a uardia e Giuann u uardabbosch.
Sott al do cers, s vnn a birr, a gazzos, a spum,
e ng pur Gsepp u nusciuddar.
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A FRASCH
(29)
C j na frasch d cers, nudd, na frasch e bast.
Eppur i na cosa paisan,
ca tutt sapn e ca tutt aspettn.
C s disc, mis u cuanniedd a vott.
E ngignat ummier paisan.
Cert volt, se a commission accussent,
inzomma ci ummier buon,
nan c bsuogn da frasch.

U PUSTUAL
(30)
Mmad c cosa bell, u pustual da SUTAS.
Ci vulev sc a Sammchel, a fntan d nsc, all barracch,
basta chi appiet, pursal pursal,
s paj e subbt sarriv,
a sr aspttav ca arrvav e subbt a cast.
Cert volt ,quas spiss, t vi purt umbrell,
chiuvev da indr.

U CUANNIZZ
(31)
A pnz iosc,
add stevn d cas chiss crstjan?
Ern furtnat chidd ca tnevn u cuannizz.
Ngr a fnestr u fnstriedd, pur la logg.
Ngern pr chidd pauriedd ca stevn nd nu sottacantin,
gnur gnur d fum,
la lusc a ptrolie e laria ca trasev da a port d cas.
U cuanniz er u cierm da cas,
fatt d cann mis fitt fitt,
mantnut dal trav e sop, lirmc afflat ammstier,
fascevn a prta lr quann chiuvev.

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MO ME VNUT (32)
E c ghiff, i so fatt accuss.
Air m chiam a cummuaredda Nunzia,
na poetess a livello nazionale,
ca m dedica na poesia.
E ci so , nan so nisciun,
sol u cumbar d San Giuann
cudd ca t battzzat.
Mi sono commosso, abbruvugnat
E m so fatt na bella chiangiut.
M t mitt pur tu da Rom,
appen tggh vist,
c vol da m, Mimm Sarl,
tggh tuccat cudd nierv bell,
u nierv d rrcord h,
e m so fatt nolta bella chiangiut.
Arrcurdatv ggh ditt bella.

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 U SICCH (33)
U pzz, nu sicch, appen cal e ialz,
chiangenn chiangen, ma chin dacqua fresc-c.
D muss da ind, aah c arrcrij,
aggiov a u cuannanosc e pur a ventr.
Sciett lacqu nd l pmmdor,
poo nata calat.
S spzzat a zoch, addie sicch
Noo ng a lop, na rrutulat e na ggrat,
u sicch torn chiangenn e rtenn,
c rrcrjart ancr, nata volt.


A TRAINEDD
(34)
Nu trainiedd, seza mul, senza spond, serv eccom.
A Pppin Cascion, a u Muaranglar, a u Capitan,
e l spadd d Gsepp e Colin.
Iun nnanz a tr e guid,
e natedduje da dret a spng.
S trascnavn quintal e quintal
d iran, faf, cicr e casciett d pmmdr
e add l mitt l casciett duv
Aggirav u pais
nd l tonz, sop a rizz, nghianat e scnnut,
viern e statje, camnav semp.

A TARTURUEDD
(35)
Quann assern, r na cosa nv,
u fultr da birr.
Fascemm a palat cvern in,
ch d s fascev nu sciuquariedd,
iun nd lolt u spuach mmienz,
sarrutulav s trav,
fascev nu frusc frusc
ca fascev bn a recch,
ir nu sciuch stuodch,
ma lr fatt .

FRANCHIN LAMICH MI
(36) 
So turnat e nan ngr chi,lamich m.
Ch la pellicul so turnat ndrt,
propt com fascemm a u cinm.
Qunterm bell, giuvn sfuttient e rompapazz.
Srvzievul, a adacqu lal a cumb Cciell,
a accoggh l cicc a cumma Iangiulin,
a fa srnat p lolt,
ma semp p nu pacchett d nazional.
Quann s fesc zit, tutt la Cricc s fesc zit.
La gioia sua era condivisa.
Tutt scemm a pass da sott a cas d jedd,
quanterm bell.
Nan ng chi, no, no
rumast na cosa bell ind. Urrcuord

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 MEST P-PPIN (37)
Er scarpar, inda chiazz sottarlocie,
lartir tutt d scevn, a chiacchiar,
a crtc, a cunt u fatt comr.
Quann sfulcevn a vott,
u prim mmier scev d.
A commission giudicante,
idd, mestAttigl, Nucenz, cumba leon,
na sciacquat d vocc e cudettaaaa.
La frasca era inutile.
Non solo, gli artieri si davano voce,
pur quann s vvn pigghi a puria.
Mest Pepp prendeva gli ordini
che poi l passava a don Antonio,
sale inglese per tutti, alle sei de mattino dopo.
Ma alle nove l vdiev d sc scappann,
com u ciucc d l zign


A COZZAVUFFL
(38)
A cozzavuffla bianca, chdda pent crchiat e u cap-rron.
M piasc chedda bianca.
Dopp chvut cac-c l corn, attaccat a cannazza vavos.
Naccggh ass, quantabbast ch na mangiat.
Inda nna tajedd, na spruzzata dacqua,
nu piun d farin e ch cupierch na menza sps.
Dopp d iuorn na bella lavat,
quann stonn tutt dafr,
subbt nd lacqua frvent
a fa cosc ch nu quartdr
cunzat nbianch, uoggh aggh e ptrsin.
C arrcrie quann sch e ven tutt mmocch.

U LLAMPION
(39)
N-gns d nd chiazz sottarlicie,
propt quann s v a u muragghion.
Fascn lusc a pst e a chiazza-cuert.
So d firr, n d ghis boo sacc.
Sciuquamm atturn atturn,
quanta volt avm sucuat l mnnaredd.
N sim appuggiat cu pt da dret,
quanta volt avm pruat a scal a cm,
ci tangappav Brs-con,
na varrt d vulpin nan t la luav nsciun.
Pr l can s devn appuntament ch n pisciat.

L FNTANEDD
(40)
E ci mlv ddisc, ca na tonza dacqu,
ten la forz d uar lurg a u stomch e
u culariedd russ d figghm.
Purtamm a mbrustul u puorch,
quann fascev call, s rtrav bell pulit pulit.
U bell j, da dov nev cheddacqu?
A cnquata metr, a mont, ng u muraggion,
addov scttavn tutt cos: a mnnezz, u cuantr,
quann s pulzav a stadd.
Tutt d scev a frnesc.
Quanta volt vnenn da Santantuon,
d muss ndrr n sim arrcriat.
Sabbuvuravn pur l pecur d Gsepp u puastor.

SAN-DIEDOR (41)
Semp Hidd, c s nvtat stavolt,
vl spust a tch d San Diedr.
Dmm, ca fsc u trramot,
s scaten u dulluvio.
Ma di sono stupidate, non succede niente,
chiudiamo la chiesa e ci facciamo aiutare dagli scout.
E cos stato, nan succiss nudd,
ma a caczz ca avm pgghiat, er ass.

CAM-NANN PAIS PAIS
(42)
Senz f nudd,saggirav u pais.
Do st d cas cudd, d st d cas chedd,
c chedd ca ten a figghia bbon!
E cmin, c bella rzz cann fatt,
pr do fil d chianch ch camn lisc,
tu dadd e i dadd.
A sr a na certr, quann nu camnamm u pais,
u megghiaddr da dov vnev?
Da chedda cas ca s scnnev mbunn mbunn,
a cas du pavriedd.

U GNUMMURIEDD
(43)
C ngvol aff nu gnummuriedd?
Ci vuole arte competenza e amore.
Ch la ndram, na ndrucchulat na-ggrat,
na vultat cu cuacch e i fatt en,
cumma Chechell mttev prim u fect
poo u cuannanosc po u pulmon
e allultm a zepp, prim darrutul ch la ndram e fa u cuacch.
Lr mbarat a srch, Rchtt d Jrottl.
E poo ng pnzav Antonie a mburn
e trarl a u mument giust,
russ russ ch n pcc d sl.
E c t mang u paravs.

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A FRASCH
(44)
C j na frasch d cers, nudd, na frasch e bast.
Eppur i na cosa paisan,
ca tutt sapn e ca tutt aspettn.
C s disc, mis u cuanniedd a vott.
E ngignat ummier paisan.
Cert volt, se a commission accussent,
inzomma ci ummier buon,
nan c bsuogn da frasch.

U PUSTUAL
(45)
Mmad c cosa bell, u pustal da SUTAS.
Ci vulev sc a Sammchel, a fntan d nsc, all barracch,
basta chi appiet, pursal pursal,
s paj e subbt sarriv,
a sr aspttav ca arrvav e subbt a cast.
Cert volt ,quas spiss, t vi purt umbrell,
chiuvev da indr.
Mercoled


U CUANNIZZ
(46)
A pnz iosc,
add stevn d cas chiss crstjan?
Ern furtnat chidd ca tnevn u cuannizz.
Ngr a fnestr u fnstriedd, pur la logg.
Ngern pr chidd pauriedd ca stevn nd nu sottacantin,
gnur gnur d fum,
la lusc a ptrolie e laria ca trasev da a port d cas.
U cuanniz er u cierm da cas,
fatt d cann mis fitt fitt,
mantnut dal trav e sop, lirmc afflat ammstier,
fascevn a prta lr quann chiuvev.

U SICCH
(47)
U pzz, nu sicch, appen cal e ialz,
chiangenn chiangen, ma chin dacqua fresc-c.
D muss da ind, aah c arrcrij,
aggiov a u cuannanosc e pur a ventr.
Sciett lacqu nd l pmmdor,
poo nata calat.
S spzzat a zoch, addie sicch
Noo ng a lop, na rrutulat e na ggrat,
u sicch torn chiangenn e rtenn,
c rrcrjart ancr, nata volt.
...................................................................................

A PRMAVER
(48)
D sarcn derva fres-sch sop a u ciucc,
lrv c addr ca fascev quann passv.
Ma cuddaddor s sent ancor josc?
L fl drv nu l scemm a sfl
fascemm a sona sona.
L fmmn tutt a u sl, cusvn e munnulavn,
fascevn chiacchr e tgghiavn.
L crietr tutt scappann e fuscenn,
sciucuavn senza pericul.
C addr ca fascev a prmavr,
l jaddnedd com sapevn,
laddr du macchion da scnestr,
arrvav figne da Maria Irazie.

A NACH
(49)
Stv appnnut giust a u cirm d cs
spa spa a u llett.
Ch do zch a lu trav o al vcchl.
Nu zuquariedd a purtat d man,
quann u nnn d ntt chiangv,
trv, snnacav e scquitav.
Ngr pr a nacaredd a pdl,
quann la mamm rpzzv,
u nnn chiangv, cu pet annacav.

U FRRUAR
(50)
S sntv da luntn, u martiedd e lncudn.
Uarmonia di d nt, ndnn ndnn,
la battuta ripetuta pi volte sp a ngdn,
gist u tiemp-rss, ch vd
com vnut u fierr ftjat.
E po l nt dvntvn tre,
quann abbattev u martddn,
e vvn agg a tiemp, prm in e po llt.
Tttrv e scev a vd.
Na pt gnra gnr, ma laddr
d cdd cuarvn, ancr jsc
u vch acchinn.

...............................................


U FALGNAM
(51)
So arrvat l tavl, cu lu cmio d Biesn.
E subbt nd chedda mors,
ca nan d firr ma d tavla tst.
Nnnz e drt ch n chianozzla lgn,
l bmbuggh ndrr, ilt minz mtr.
d fa u stpn e lu cuascion,
pur l spadd du liett,
a figgh d cumba Rocc, c sadd spus.
Mcc a ct d rndn e a cll d pesc calla call.
Ma laddor dl tavl e da coll v larrucurdat?
Zi Giu, ma fa a trocchl, pront a trocchl.

U SUART
(52)
Elegante,u mtr atturn a u cuodd,
lch cu fil bianc appzzddt mbiett propt u surt.
Nan parlam quann mn cudd firr nnanz a prt,
chin d carvun appzzcat.
Quann t piggh a msr a lu cualzon,
inda a ngnaggh, nan t tocc l srvezie,
u mtr aa pnt tn nu stuozz d plastca trasparent.
Tuttppnnut, fiurn di jummn, givn elegant in posa.
L uagliun apprndist tutt a mn u sopramman.

LADDOR
(53)
I, o n, ierm capasc,
cl munacedd alucch,
a quala uagnedd appartnev.
Laddr c fasc lmmn,
quann nanz lv tre volt a u juorn,
attr la fmmn a lammasn.
Laddr d lmmn trs nd u nas dla femmn
V a tdc, chedda cosa,
can an scc c j du crviedd
e s cumbn u ftt

LARLOCIE
(54)
S snt figne nd u cnch,
da Sammchel a u chianlstr,
e quann u vint a favr
pur a fntan d mnn.
Ctt uagli c mm snt.
Lr ch turn a u pas.

L CAPUNT
(55)
Ngs a in, a qutt, a s e itt dsctr.
A in c pummdr frisch,
u rrest com l f l f so smp buon.
C pacienz a frl,
ma qunn so cuott, c l ftt l ftt
s semp buon.
C ciulsc, s lvn l piatt,
s fsc a canigghiat ch l jaddin e u puorch.
M s icchn gi ftt,
u dusct nan d carn, ma dttn.
So buon u stess, ma u ciulsc nan cdddd

STELLIN
(56)
Bngirn, add sciat josc, Armand e Stellin?
mang contnt a mezzogiorn, r la rspost.
A Frannin, a prcallina fin vnut Stellin,
ttt l jurn ca D a crjat,
stt a iacqq e so a vient, ch chedda scint
chiena chien drrbb, d scvn smp.
Fn a qunn u dstn ha vlt accss.


DONNA VINCENZINA
(57)
C bella fmmn, tnv a varv, a mstra m.
M mbrat lA B C, ci josc sacc scrv iopra s.
A tuttquant dscv, strazz,
nel senso pi buono e mai offensivo.
A la fsta dellalbero,
tutti in fila per due e ammn ammn.
Sempre vigile e attenta.
Leggh evt figna trz elementare.
La bse della vita e dellistruzione,
c m dt s,vt josc.

U BUACIL
(58)
La prima volt ca so ggit, m purtat pap.
Er u juon de la prima pietra,
so giut ca vulev snt spar a mn,
c delusion, maspttav na calcss d Salamon,
invc nu culp studch, srd, e tutt a abbatt l man.
Ngr pur De Gasperi e mienz munn d crstian bon.
Vnn sbarrat ch tanta ngment e firr, Vradn.
Lcqq ca sccoggh ass arriv fign a Jrottl.
Nganalat per bn, arrv a Metapont e Scanzan,
pr a Taranto ch nu tbb, c trs san san ambet.
Srv a lgricoltura e pr a u stabblmnt.
Jsc quant bbll, s v a psc, stnn pr l ppr
e ttt chdd auciell ca venn da lAfrch.
P nn dsc quanta uagnun e uagnedd
s so spusat e s so fatt la cas.
U pnzr v a lmich m dinfanzia,
c mort, Drin.

U MUES DAIUST
(59)
U mus daiust, gioie e dolori.
Ngr na bellausanz, dvunque sciv a fa a sps,
nan s paiav, a aiust mm pi.
Pr lffitt da cs, da pt, da stdd, d lort,
scadvn tutt u jurn d Santa Mar.
Quanta ggnt scv chiangnn, sfratto immediato.
Quanta scs, chiv la cs,
nan egghccuolt nudd.
A mggior part per pajv.
Ndda scritt, tutt vsc
O na strngiut d man.
A prla dt r lgg
E c nan la mantnev u sapv tutt u pais. Cc fur.

RRAFAE'L, (60)
c' jommn. Quant m vulel be'n.
L prim fich d fntan dnosc,
nu panaro'n m mannav.
Le nostre idee erano molto diverse,
Ma... L'unita'd'intendi era uguale.
E va'fancul u dstin, s' n' ggiu't.
S' n' ggiu't no't amico'n.
Quanta volt n sim attaccat,
Ma alu'tm n strnge'mm se'mp a ma'n
e... N'a'bbrazza'mm.
Rrafae'tu ca vit tutt cos...
Da da'sso'p na'nt'cazza'.
Na'nn e'chiu'cuss u munn nuostr
.

ULLUAT (61)
Oggi si chiama lievito-madre.
Na vlt, l fmmn, s l passvn
iun llt, inda u ps.
Cumm Rus c tien ullat?
ra bna cranz, mtt inda u stss vrvtt,
natavolt a past ch ff ullat.
Ullat camnv pis pis.
M stv a SantAngl e m u vdiv a u trchian.
Sccucchivn a frin d frr
e a frin d juran cappell.
C addr e c spr cdduppn.

U PONT
(62)
Ngr pr in ca s chiamav Cicciell u pont.
Era il muretto per laffaccio sotto e
godersi il panorama, stv au cummnt.
Quantria fres-sch
e quanta volt tnvi scapp cu vient frt.
E quanta prsn scvn d a sspr
S vdv a vienv, sotta l vign
ubbuacil, tmmr e Pccian.
Quann sparavn a Sant Rocc a Jrottl.
Er nu bell punt dosservazion.
Assttt po a u psl a u cost s stv in santa psc,
nisciun t rumpev lcchiett.

SOTT ARLOCIE
(63)
Stt arlocie tuttssttat ll sclun da chssia,
givn e vicch a crtc chdd ca pssn.
Nn t dch ci pass na fmmn n pcca suspuett,
apriti cielo, urrusurio d tutt ci cafftt.
Pvre jdd.
A sftt a cudd ca pgghiat na sciuvulat,
c nan t riesc ambet.
Pr a cdd ca l cadut la scarett dammn,
e c nan s capasc d tn a zcarett nd d dsctr.
Chss la chizz.
Fascevn bon na volt l fmmn,
nan s fascevn vd, scvn drt ch drt.

U UARVIER
(64)
C vangtiedd sott, t mbarav a nzpun.
Smp attent attent quann cadevn l capdd,
sbbt viv a plz.
Ch odio chedda machnett a man,
pzzcv e nn putiev disc nudd,
chiangev e basta.
Er bell a vd quann u mstr
afflv u rrasl ch chdda currsc appnnt,
sctcch, sctcch r u rrmor ca fascv.
S scv addo u varvir pr p lsc u giurnal,
ma sprattutt cv u cualendario...
profumto e ch l fmmn a nt.

U FRABBCATOR
(65)
Aahh clc, r u mstr ca chiamav.
Lavv prima squagghhi, l pzzn inda u jvt.
T vv st attient ca nu scqccl t ccv locch,
cumba Mcln n sap ancna cs.
Po ch lu cuppn la viv ambast ch la rn
e sbbt nd callaredd scev add u mstr.

U CRUGGIUFISS
(66)
Mim, risuon alto, sonante e disumana,
a vsc d don Donato, cosa combinii.
Si stava iniettando un liquido per distruggere i tarli.
Collaboravo con luomo delle Belle Arti.
Lottavo gi dentro di me con lacciajomo ligneo,
c ambrsson, lmmn stv nnanzamm ngrsc.
Qunn u sprtusav ch lch u dscv:
nn t preoccup nn t fzz mal ass.
E c ir na pngiuta dch ch ci ca lrn ftt.
Volevo tirare una protuberanza,
mi disse che era un ex voto, pelle vera.
Il grido era disumano, ma il sorriso
con i cinque denti allascati,diffondeva pace e serenit.


APPNNUT A COT (67)
Povra femmn,
quann vnv da fr,
stnca mrt, appnnut a ct.
E jidd, c snnacv sop u mmast.
Nn giust
E nn giust pur m,
t dt u disct
e t s frcat tutt u vrazz.
Attint ca a zoch s spezz

Z LIN
(68)
Michelino hai trascritto il battesimo?
Gnars signor ccprevt.
Smp accuss, mai don Donato.
Il messale in latino, u tnev ncp,
tutt a memoria.
Quanta volt, assttat a cud vnghtiedd
sott a campanedd nd sacrstia,
la mss, idd la dscev e idd
s la sntv, tutt in latino.
Sl i u pzz aprezz
ca, so stt nd l prievt.

NUANTANOVANN
(69)
Z Cla Marn, tnt tnv quann mur.
Campv sl, stv a Sntanicol,
ind na casaredd ca s ngnanvn d scalun.
Quannr u tiemp, tutt li juorn,
na volt psll e na volt pastppsll.
Camp nuantanovann, u chi vcch d pas.

U PALES
(70)
Scrpar com a pap m, r,
stv d cs nd u Cumment e,
trscnv l pcc
da u pustl, abbascmmulin, a pst.
Quann ng f larmstzio, dret a u cuastiedd,
ch nu curtuddcc, vulev accit u miedch a mosc.
S mtt mmenz pap,
nn nufascenn e accuss f.
Pauriedd ,r sciut smp cacnn,
lr fatt vv tanta iuggh d rcn.

L CERAS (71)
E c so coma-josc
Pccn-nnedd, bll sapurt, scs,
li strufunnamm sp ppn,
e uppn dvntv rss, n, gnr.
Quann t l fascev spa larvl,
t nguacchiav tutta la cammis.
E poo quannrn bll inda a cnn, spaccat nqutt,
ch n rosa ross sp,
u scv o l mannav a riel a chddd.

A PIZZ
(72)
A pzza napultan iuna sl,
chedd c quann scmm a Napul
s mangiv da z Teres,
u sch d pmmdr e a muzzarell.
Fu fatt nccezion in onor da reggin
A pzza Margherit.
Urriest tutt irass ca cl
da cudd cuannansc,
c nan sbbengh mch.

A FCCAZZ
(73)
A fcczz nn LA PIZZA.
A fcczz fcczz e bast. Frntl
Ng chedda bianch ch loggh,
chedd cu pmmdr e iuoggh,
ch n pcch daren.
S csc a u furn, nd turter
e pr ndrr, sopachianch.
Ng pnzv Orazio
A farl csc a u punt giust.
Ah mr scurdt,
n specialit migghiunucues,
a fcczza iscm.

U FURN D MIENZ
(74)
A u frn d mienz ngr Manula Pisciotta,
blla femmn, aduquat e bna,
cm uppan ca mbrnav.
Er a furnara nostr.
Quann s nsc commff,
noo vnut Orazio pparol e la mgghr
da u frn d Sant Nicol.
Nsciun, sapv attunn uppn comaidd,
dv u ndacc nmenz e a crsc.
L stzz d sdr ca culavn da mbcc,
l tgn ancr josc ncp chdd mument.

U PALUMMIEDD
(75)
Quann na femmn, parturv ncs, cl mammn.
Er bbna usanza e azztt,
rel iun o d palummiedd.
S fascv na tazz d brt, ala mamm,
specialment ci r prmarl.
Brot lggier, srv a rprstn le vecchie funzioni e
favur labbitr e labbunnanz du lltt.
C snvff d nu mazz d fior.

LALMA A U MUORT
(76)
Ogni anno il due novembre
E no chess lha ditt idd,
l principe De Curtis.
La notta prim d lalma a u muort,
tutt a culcu subbt.
Issn l muort da sottatrr e
vonn camnann pas pas,
a matina subbt prim ca fasc iuorn,
s vonn a pruqu nata volt.
E propt u muatin subbt
s va a chiang sop
a cdd muntn d terr.
L crsantem, l crott appzzcat,
ch ching e ch pri llm d chidd ca s muort.

U SCUAFALIETT
(77)
Valladdsc a chiss bell giuvn,
c j u scuafalett.
Com srrcriavn, mammanonn ti
e mammarnna ti,
quann s scvn a clch.
Po ass u mnch e ulltm,
u monch elettrch.
U muarit c vulev st call call,
er loccasin giust ch fa l tmpiest.
Cumba Nicol Amati, mestr custor, discv:
A nott s fascn l crietrr.

SCAPPANN E FUSCENN
(78)
Quann l vch iosc, accuss r .
Alluocch du vucch r propt
cm i l vch iosc.
T t smp scappnn e fuscenn,
nn s stanchn mch.
Fscn pr quann nn ncssario,
e nn s stanchn mch.
Quann ctn e s sfscn l scnocchr e la cp
sbbt a u sptl, sarng e c-ruott.
N aggiustamm la cs
tra n e n ch na psciat.
Nu vcch zin m dscv:
l cretur ci nn s fascn la cp e l scncchr
s stuodc.

L CHIANT D FIC
(79)
Do mmagg josc mb Nic,
naa, c cs, ng bsuogn d disc, affch.
Bll pursal pursal, a nghianat d San Mchl,
quant bll fntan d nsc.
C aria frsc-ca, bell du msttiembr.
T t, quanta bll chiant d fch,
chdda rss, chedda iettat,
e chedd cantan.
Hao! Nan t l fascenn tutt tu m.
Mamma m c cs,
l chint quann lu vetn, trmlscn ca par.

L PETTL (80)
Nn vech lr ca arriv Natal,
tgn nu sfl d pettl.
Inda na tajedda tutta gnor,
china duoggh frvent,
s mett la pettl a sfrsc.
Ch nu zpp bll pulit,
saggr e rggr e j ftt.
Bella calla, calla ca t scll la lngua,
c sapr, noltn e noltn ancor ancor.
Nu bell bcchir d mer, ah
Com m snt bll,
u vrvatt vacant,
sccoggh lultma pst,
ch fa la crosc inda ciumunr.

AFFACCIAT A FNSTREDD
(81)
Affacciat a fnstredd, ngr jedd,
e jidd da sp al scl,
a cheddolta vann a cinch mtr.
Citt, citt s parlavn damr
ca po sntvn.
C cs ajr e josc.
Lggh vist ajer, josc e josc ancor.
Quantr bella jedd
qunn saffacciava a fnstredd,
sop a cudd buasilch prufumat,
ca l stv sott a lu iagnariedd.
Era amore romantico ma nn sacc,
com giut a frnsc.

A VOTT
(82)
Al tiemp antich, m dcv pap,
alu cuastiedd, inda langul
sott a torr, ca j cadut.
Ngr na votta chiena dacqua.
A c srvev? Srvev d viern
quann nzop fascev u chiatriedd.
L crstian ca nn stevn buon ca cp,
scevn d, nu cal e ialz inda lacqua fredd
subbt dopp inda na cupuert d lan
e s uarvn da ogne ml.

U CUATNIER
(83)
C mstir, nn sacch ci buon o brutt.
Accumunzm. Viv a lav quatt o cingh vutt,
ch la catn d firr nd e l vieva nzulf.
L vieva carc e attacc sop alu tran,
dpp t mttiev sp ch lu sch-usciacch.
Scv fr terr, sciuocch, luntan vcin a Lecc.
Mancv da cst, na summn e quann arrvav
quas semp nzuppat dcqq,
ch na pomp vi travas.
E dpp ci u dazzier vulev, putev vnn.

CHEDD
(84)
Dovv cumbu Mm,
ngnan ca teggie disc na cos.
Cummu Jrazi, tgn c ff,
e ngnn nu mumuent.
Vch sp e accummuenza a crn,
c vol chess da me.
So tropp giovn p capisc cert cos.
Lu s vut lu cualendario da u varvir.
Lo guarda e st scusciulent
tn l iamm ca so com nu zpp,
auard qua, m fsc vd nu muacciamon,
brutt, gnr, plus, m so appaurat ,
e m n so scappat.

EGGH LASSAT TUTT COS
(85)
Tutt na vlt eggh lassat tutt cos,
la vita m cangiat tutt na volt.
Lu dstn m, r gia scritt,
e lggh accuntantt.
Felicit tegghacchiat e non t lass chi.
E gi, a famiggh prim d tutt cs.
Mim fa lommn, mi ripetevo spesso,
tin famiggh e accuss stat,
i so uagnon srio.
E m da vecch m vn a pcundr,
m vn darrcurd tutt cos, quann r vrd.
Nn sacc ci pr allt l vn la stessa pcundr.
Ci pr a lr,
l piasc arrcurd quannrm giuvn.
I nn mabbrvgn mich, e lr sscc
Eppr ghi acchi agniun
ca sadda vul arrcurd comamm.

DOPP D CRA
(86)
Dpp d cr c vn pscr,
uffa semp a na manr st sciurnat.
C v crdt, pr a st
senza fa nudd nu problm.
Senz art n part, dvv,
nn t puot accust manch a na suttn.
Ch c facc t prsint,
so nu bell uagnn, e poo
st cangiann u tiemp,
u chcombr st ammaturann, mett pression.
L scdd so spuntt e so vult.

U FRASCIER E LASSUCAPANN
(87)
Sappzzcv la carvunedd,
s fascv nu bell fuoch.
Attient a fumarl,
c puzz ca fascv nd a cs.
Tant ca tangallsciev, ca l
fmmn s fascv a salzizz
l iamm e pr a lu cucu.
E quann t ir angallscit,
sl tnn s mttev lassucapann,
ch l rrobb sp.

CI PASS LANGL
(88)
Luocch stuort, fasc ch fa appaur,
tutt accr almich nemich.
E tu ch fart meggh d idd:
ci pass langl cu panariedd e disc ammenn.
A paur r passat,
da cheddolta vann.
Parapatt e pasc.

A SCUTEDD (89)
Nu tascappan, na scutedd,
na fdd d pn e na buttugliol d mer.
Inda scutedd ngr
u mmuangi du fatiatr.
A past ca avanzav la sra prima,
chdd ier e t viv arrangi.
Ir pr furtunat, ci stiv a uard
accudd alu cuost, na ruedd d pn,
d p-parul o du al sfritt.

NA PALT D FICH SDDETT
(90)
Add scv scv, u cruiatr,
sabbusc-cav do fich sddtt.
Pr quann scv a scl,
la merendina rn, smp, fich sddtt.
Na plt d fich, do ff o ccr arrstut,
s vdv bella china chin,
t fsciv pr lamisc.
T vnvn appriess e t vululevn bn.
Lapptt r ass.
C cos, du ccr arrstut e ir ricch.

NU MUSC-CH DUV
(91)
Quann vunnumavn, aspttv
quann arrvav u cicc ch l varlacch
ca rn chin dv e u ptrun
ca t rielav nu musc-ch dv.
A un a un o affunnv nu muozzch
inda chdd scn ca scuppuiavn mmocch.
Tggiuav figna allltm,t mangiav pr
cuddascnicch pccninn, pccninn.
Pr idd chin d such.

U DISCT NCUL
(92)
U dtt antich, a cannlr
tutt l jaddin fascn lv.
Mammanonn tutt l matn,
mttev u disct ncul a jaddin,
sasscurv ca il prezioso uovo stev cass.
U udd, s chiamav cacaf,cantav
quann a jaddin s sfurzav.
Cacaf fascv pr da uardjan a vtrin,
nan putev tras nsciun, sammnv.

U CIURNICCH
(93)
U iurn dpp psat vnv vntlt,
ms nda l sacch e inda u cstn.
Prim d sfarnarl,
vnv passat da u ciurnicch.
S fascev u iurn mnddd,
ca s dv al jaddin.
U ciurnicch r cudd
ca crnv ogneccos,
ca t dv u iurn pulit.

QUANTE BELL A SCOL
(94)
T piasc a g a scl, siiin, brv.
C busca irann cheggh ditt,
m gghi gg a cumbuss.
Vl sctt u sgn da ngann
cudd ca lha invntt,
adda sci cacann da a matn a sr.
Sdda scc a lengua a cudd strunz.
Aooo!!! a frnut mo.
I sacc lsc e sacc scriv
e sacc fa pur lu cunt, stabb.

TAL E QUAL (95)
Quann eggh vist in television
larriv du pustalicch, tutt a fa fest
e abbatt l man.
Tu nan ma vist, ma ngr pur i.
A stessa fest nn fatt a n,
quann turnamm da Irassan, ca ierm vnciut.
A cinchcient sunann saffacci
sop a strada Quarant
ch la bandier dellOlimpia.
Dunat Cucchiarin dret
E dret ancor Antonio Pace.
Chin chin d sciuquatur, stanch ma cuntient.
Nan ngr laltoparlant ch la canzon, the champions,
ma la bbann ca sunav e
Nucenz ca abbattev fort l piatt.
Lntro popolo in festa, coma jsc.
Josc e tnn, bell, bellass.

U PUASSARIEDD (96)
c-l, c-l, quanta volt vnut
sop a lu balcon chin d nev.
e i ca mttv a tagghiol.
N fascev d o tr,
r u mmangi d la ser.
Nnn m so mica pntit,
d ci chggh fatt,
tnn r accuss e bast.
Iosc ltchsc cu vcin d cas,
ca mgn uppn da fnestr,
ch darl da mangi e nn vl.

U CIUCC CARDON
(97)
Qanta vlt avm cantt
u ciucc cardon, da cretur.
Pr iosc u vuless cant,
a c, so tutt srd.
Vnn tutt ch l rrcch attappat,
ch chidd, purquar.
Nn rsponn manch a mamm ca dsc:
com t sient figgh m.
Attient ca s mr, tacciaffn stt.
Add t vn da dsc c pccat

IERA-BBUON
(98)
Vt ca u collocator cerch fatiatur
Iera-bbuon vulss a Madonn.
Quanta vlt avm ditt st parl.
Ttt ci ca nn putiv av,
ira-bbuon
A cdd mument r tutt bbuon,
pr, sl u pnzier,
ca ngr agniuna cs da fa.
Eppure ira-bbuon, volesse il cielo
T fascv snt noltun, frt,
nda cp e nda l vrzz.

SASSMMEGGH
(99)
Pensierino della sera
Ng bsuogn d sc a sfott
chdd cnn, foors nn studiat,
ch disc a ci figgh.
Ma sciat vnn a Migghiunch
sassmmeggh e bast.
Senza spnn solt e tiemp.

A GNOSTR
(100)
Add st cchi a gnstr,
assttat a l scalun,
sp a u vangtiedd,
a it cudd vntciedd,
ca vn da l fntanedd.
Ngr cumma chedd,
cumma cheddolt,
tutt l crietr atturn.
Ui m cunt a storia
d cudd ca scev a llin.
N t ggh cunt ci
ca succiess nda chiessia.
Na plt d summent d mln,
na v-vt a u cchm,
s fatt menzannott,
sciamn culcu.

U FRASCIER
(101)
U pt du frascir e u frascir
ch la carvunedd, appzzcat,
stvn giust giust mmienz a cas.
Quann fascev fridd,
tuttatturn ca sangallscevn.
L femmn fascevn a calzett, rpzzavn.
Nu ca fascemm u ciuciariedd
e larrustemm, sapv bll,
non solo, fascemm pr l dspttucc,
nascn d sal nd lu fuoch,
sparav e l femmn s scallavn.
Ern palat asscurat,
ma r bell accuss.
C dvertment.

QUANN VOCH
(102)
Quann vch a Mgghiuonch,
vch a casa m.
E chdd ca mm spustat tutt cs,
uagli dd l mis?
Ghi addummanna semp.
Quann i nangr ha chiamat u frabbcatr
e spustat u munumnt,
ha aggiustt u cuastiedd, la chissia.
Ha fatt na csa bbon,
so crsciut l crietr,
tant ca na l canosch chi.
C na fatt d cumba Ul?
Lggh mis sottatrr. E cumba u stss.
Mantient fort ca tocch a t m

INFARINATI DI CULTURA
(103)
Mi sono inebriato, affascinato
della bellezza culturale, che lamico e prof
ha inculcato ed educato
allarte dellinsegmamento, i propri figli e non solo.
Ed io, a tornar nel tempo
andavo a casa sua:
Mari com s fasc cuss probblem? E cussu tm
Com bello oggi sentire i suoi discepoli,
declamar versi a me inaccessibili.
Come bello sentr la prole dirmi:
a casa nostra si parlava miglionichese.
Chiss cosa avrebbe detto, pensato,
o farsi rivoltar le budella,
nel leggere alcuni miei scritti vernacolesi,
mi avrebbe detto: uagli vattin da dd
Sono sicuro, mi avrebbe abbracciato e detto:
il dialetto, fa parte, della nostra cultura.

I BAMBINI
(104)
I bambini, teneteli stretti con mano,
con la stessa mano che hai dato.
Quando finalmente libero, correvi,
correvi senza paura tra pantaloni e gonne.
Schiamazzi che oggi non sento pi.
Le grida di gioia che oggi non sento,
come le rondini che si rincorrono.
Maledetto visore, preferito
nel guardar in faccia il genitore.
Ti ha rubato la paura,
il timore che ti inpediva di far male.
Oggi immerso fra mostri in tredd,
la fantasia realt.
I sogni, le visioni, non esistono pi.
Si sparava con la bocca, oggi no,
si spara e basta.

POVERETTO
(105)
Non dir mai, poveretto,
ha tanta saggezza che,
gronda di belt da capo a piedi.
Tu vedi quello che io vedo, gli stracci.
Ma non vedrai mai quello che
ha dentro, la saggezza.
E la ricchezza della vita,
quello che tu oggi non hai.
Non puoi averla, non ti spetta.
Non hai vissuto il tempo pieno,
la vita dogni giorno.
Se anche a te, il fato vorr,
un bel d anche a te, dar.

SCRIVO PER NON DIMENTICARE
(106)
Dicevano: bevo per dimenticare,
io scrivo per non dimenticare.
Che cosa ne sar della mia,
della nostra infanzia.
Ecco perch sono qui.
Raccontare e domani, chiss,
se sar in grado di rileggerle.
Quante risate e quanti rimpianti,
in compagnia di uno come te,
che, magari a suo tempo, mi ha schivato.
Piacer anche a lui,
rimembrare il tempo che ha scordato.
E con la mano tremante,
fare in cantina,
cin cin col vino.

VORREI CANTAR
(107)
Vorrei cantar le gesta di chi
nel gran castello ha vissuto.
Sarebbe stato bello guardar
dallalto di una astronave aliena.
Le congiure, i tradimenti, gli amori.
Vedere artigiani costruire
spade, alabarde e scudi.
Veder respingere chiss quanti assalti
alla grande fortezza, inespugnabile.
Raccontarlo oggi e dire: io cro.
Ma non posso.


Ci a l'sciut', appr'zzat' e cr't'cat', si nu vuer' m'gghiunucues'

 
 
 
 

Created by Antonio Labriola - 10 Luglio 1999 - Via Francesco Conte, 9  -  75100 Matera - Tel. 0835 310375